Web e scuola: il fattore K
Gennaio 22nd, 2007 by Voodoobytesman
Di Carlo Columba e Simone Mazzucconi
Gli estensori di questo articolo hanno, l’anno scorso, lavorato ad un progetto di piattaforma Web più o meno Open Source dedicata alle scuole, progetto ideato e fortissimamente voluto da Carlo, che insegna Elettronica al Itis Vittorio Emanuele III di Palermo.
[Times are changin’: grandioso lavorare in simultanea sulle due sponde del Tirreno, Carlo su quella siciliana (vedi la sua bella Galleria Fotografica Siciliana, vero esempio di mash-up in pieno stile web 2.0), Simone più o meno sulla costa provenzale.]
Nelle nostre pie intenzioni doveva essere la soluzione, facile, comoda ed accessibile al problema della pubblicazione e gestione di un sito scolastico.
Pensavamo, non senza una qualche giustificazione, che l’entrata in vigore della Legge che impone all’intera Pubblica Amministrazione di realizzare siti “accessibili”, avrebbe spinto le scuole a dotarsi di sistemi che potessero garantire simili prestazioni. CmScuola (così si chiama il progetto) nasceva appunto come CMS in grado di generare contenuti “accessibili” ai fini della Legge 4/2004 e validabili con gli strumenti automatici del W3C e simili.
Dunque durante il passato anno scolastico abbiamo fatto una sperimentazione in alcune scuole in Italia e in Francia (il sistema era pure multilingua!) e possiamo assicurare che, sul piano tecnico, non si sono rilevati problemi di sorta; certamente tutto è migliorabile ( nel caso specifico di un software, la frase “fine lavori” non è mai declinabile), ma Cmscuola ha fatto il suo lavoro senza problemi.
Ad averli, invece, i problemi, sono state le scuole: l’entusiasmo per l’iniziativa era grandissimo, specialmente in Italia (in Francia per ora della certificazione W3C se ne fottono, per usare un termine tecnico).
Inoltre in Francia le scuole non hanno nessun margine di autonomia. Quando abbiamo accennato loro del POF sono saltati sulle sedie, quasi avessero di fronte barbudos castristi! Nelle scuole francesi non si muove foglia senza che il Ministero non voglia! Ma questo è un altro discorso…
Comunque fornivamo loro un sito gratis, funzionante, bastava loro lo riempissero di contenuti.Bene grazie!
E patapunf, cascava l’asino. Come riempire di contenuti? Chi io? Chiedo al collega che è più bravo di me perché io con i computer… (c’è sempre il “mago del computer in ogni scuola).E cominciavano le sparizioni, nessuna più risposta alle mail, tempi di aggiornamento che avremmo voluto scoppiettanti e on the fly (ma si sa, noi web-addicted ragioniamo in nanosecondi), interventi stirati faticosamente all’infinito…
(e la domanda tipica: ma le foto si possono mettere! Ah, la cultura dell’immagine (Win Wenders! Wim Wenders!) ; pare che il web senza immagini non sia sufficientemente ganzo!
I destinatari della nostra offerta irrinunciabile (un consiglio che non potevano rifiutare!) si accorgevano improvvisamente del rovescio della medaglia (”timeo danaos et dona ferentes”).
Ovvero che una volta che si ha un sito bisogna o si è obbligati ad aver qualcosa da dire qualsiasi sito infatti richiede una notevole dose di lavoro (vedi articolo link La sorpresa del committente web: gli tocca lavorare!).
Nel caso di un sistema per la generazione dei contenuti scolastici, qual è (qual’era) CmScuola, il lavoro è notevole, soprattutto il lavoro preparatorio: i libri di testo, i docenti, i consigli di classe. Una volta a regime tutto diventa più semplice, ma l’avviamento è piuttosto duro!
La nostra esperienza ci ha insegnato che il docente che si impegna sul sito, non solo di fronte a queste necessità di tipo “amministrativo”, ma anche in quelle che più dovrebbero solleticarlo nella propria fierezza professionale (lezioni, sollecitazioni didattiche, ecc.) si tira indietro (“non sono pagato per questo …”).
Viene colto da una fulminante agrafia web, anche nel caso dei più volenterosi da un “horror vacui” web che lo immobilizza davanti alla tastiera. Probabilmente, al di là dei problemi sindacali, non sono abituati a pensare al web come ad un opportunità. Lo vedono solo come problema aggiuntivo e un po’ seccante.
E gli impiegati amministrativi non intendono svolgere alcun compito aggiuntivo senza relativo – aggiuntivo – compenso.
Va a finire che le informazioni di base, se non c’è il collega smanettone, non vengono mai inserite e quindi il sito rimane a mò di guscio vuoto, o quasi. E la produzione collettiva e distribuita delle informazioni, con buona pace di Tim O’Really e il suo Wev 2.0 (link), va a farsi benedire…
Un altra cosa che abbiamo capito è che la scuola, come sistema, non ha ancora imparato ad usare il web, non ha cominciato a servirsene né per migliorare l’offerta formativa, né per facilitare i rapporti con l’utenza. La realizzazione del sito della scuola si rivela essere, quasi sempre, iniziativa di qualche singolo e appassionato docente! Dura qualche tempo e poi non riesce a trovare le forze e le motivazioni per sostentarsi.
Morale della favola triste del web scolastico: sia che si usi cmScuola o un altro Cms o che lo si faccia a mano, come una volta, in HTML, si deve sempre prevedere un grosso lavoro iniziale da parte dell’ “editore” ed è necessario prevedere un periodo di studio e di addestramento del personale. Non è Java, non è Ajax, non MySql o Php, è il fattore K, quello umano, a necessitare una buona riprogrammazione!
Puoi avere il CMS più facile e performante del mondo, in due click sei sul web, ma se una volta sul web hai paura, con tutto quel ciberspazio vuoto, puoi urlare quanto vuoi, ma “nessuno ti sente gridare”! (Alien).
E ora, dibattito!
Credo che a scoraggiare l’impegno nella creazione di un sito web scolastico sia anche la mancaza di una massa critica di utenti che renda “indispensabile” l’utilizzo del sito. Se il prof e l’alunno possono ricercare ciò che gli è necessario al di fuori del web perché collegarsi sistematicamente? Se le energie impegnate dal manutentore del sito sono superiori a quelle risparmiate dagli utenti, perché darsi da fare? D’altro canto se le informazioni importanti fossero solo sul web non si discriminerebbe coloro che non hanno un computer o coloro che hanno un blocco “bitcognitivo”? Il passaggio è molto lento, è una nuova cultura che deve affermarsi. Le avanguardie come al solito sono in sofferenza.
Quando le nuove generazioni (penso alle mie figlie) guideranno le scelte sociali si potrà avere una svolta, anche se non globale. Penso a tutti i ragazzi della periferia di Palermo che al massimo hanno la pleistescion e abbandonano la scuola dopo la terza media. Allora forse i nostri nipoti potranno veramente vivere in una società digitale. Ma il mondo dove sarà arrivato? e, soprattutto, ci sarà?
L’esperienza è effettivamente molto rappresentativa della realtà… è la mia stessa impressione… il web e le tic in genere corrono troppo rispetto al dinosauro scuola. Il fattore umano è quello determinante più che mille innovazioni al secondo, certo è che bisogna dare senso a questa corsa di innovazione… altrimenti tutto lo sforzo di oggi non servirà neanche per domani… e sarebbe davvero triste.
sigh!
Concordo anche con Silvio che il problema sono anche gli utenti… mi chiedo esistono?
Nel nostro giornalino on line (appena nato) i commenti sono pochi e vengono dagli stessi ragazzi che ci hanno lavorato per ora….
Alla prossima
Stefano Lenzi Prato
Insegnante di lettere
[…] Allora è il contenuto, che conta? Eppure proprio sul contenuto spesso casca l’asino. E’ l’opinione di Simone Mazzucconi e Carlo Columba che argomentano in un post dal titolo “Web e scuola: il fattore K“. I due autori avevano lavorato ad una piattaforma Web dedicata alla scuole, ma, risolti i problemi tecnici e predisposto lo spazio, il problema diventano i contenuti: quali, come e a chi tocca predisporli. Queste le conclusioni: Un’altra cosa che abbiamo capito è che la scuola, come sistema, non ha ancora imparato ad usare il web, non ha cominciato a servirsene né per migliorare l’offerta formativa, né per facilitare i rapporti con l’utenza. La realizzazione del sito della scuola si rivela essere, quasi sempre, iniziativa di qualche singolo e appassionato docente! Dura qualche tempo e poi non riesce a trovare le forze e le motivazioni per sostentarsi. […] Puoi avere il CMS più facile e performante del mondo, in due click sei sul web, ma se una volta sul web hai paura, con tutto quel ciberspazio vuoto, puoi urlare quanto vuoi, ma “nessuno ti sente gridare”! (Alien). […]
Mi sento molto vicina alle ’sofferenze’pioneristiche di Carlo e Simone (per una fase abbiamo anche condiviso un percorso di formazione).
Ma credo di aver trovato una soluzione intrinseca per continuare con serenità la mia sperimentazione rinunciando apriori ai grandi numeri. Qualche anno fa ho deciso di dar vita a ScribaLAB, un laboratorio di scrittura on line italiano-inglese, perchè utile alla mia didattica e alle mie attività di formazione docenti.
Il laboratorio con i suoi tools è aperto a tutti i docenti e studenti che ne fanno richiesta, il suo utilizzo è assolutamente gratuito, ma gli unici a lavorarci sono un centinaio di miei studenti ogni anno e i colleghi che lo vogliono e non sono tanti (nella mia scuola neanche il 10%). Questo 10% è preziosissimo, va bene così, mi ripaga ampiamente delle mie continue piacevoli fatiche.
Silvana
P.S. Per chi vuole saperne di più:Community Scuola
SCRIBALAB
Silvana Piruccello e Gianluca Tramontana ci raccontano come funziona ScribaLAB, laboratorio-luogo della scrittura, delle scritture possibili accanto alla riflessione sulla comunicazione, la storia e la didattica della scrittura.
http://www.elearningtouch.it/et/modules/home/vedi.php?id=46