Sesso, droga e HTML: il web è una droga!
Maggio 24th, 2007 by Voodoobytesman

"Vedo gendarmi pascolare
donne chine sulla rugiada,
rosse le lingue al polline dei fiori
ma dov'è l'ape regina?
Forse è volata ai nidi dell'aurora,
forse è volata, forse più non vola."
(Fabrizio de Andrè, Un ottico, album Non al denaro, non all'amore, nè al cielo.)
Stavo riflettendo (a volte mi capita…), e scopro strane analogie, inquietanti parallelismi… A guardare bene è come se il web avesse ripercorso, con una trentina di anni di ritardo, la storia delle mode, dei movimenti e delle relative droghe dal dopoguerra ad oggi…
Non ci credete? Riempite la vostra migliore pipa d'oppio e seguitemi nel ragionamento…
Ad esempio, vi ricordate quando si praticava il web-surfing? (A ripensarci che cosa assurda!).
Eravamo agli albori del web. La gente passava ore a seguire link, come in Un mercoledì da leoni, si cavalcava l'onda, e ci si faceva "trasportare" di sito in sito, ci si estasiava, meravigliava, sorprendeva…
Non a caso il browser allora più in voga evocava la fuga, l'essere altrove… Netscape (1994) infatti si chiamava. Anche se nasceva col nome di Mozilla, un nome così pop-art, da Marvel Comics, da fantascienza d'antan. Poi arrivò Explorer (1995), colonialista fin nel nome, con quella voglia insita di conquista e fu l'inizio della fine… Ma non corriamo troppo.
In un trip lisergico alla Aldous Huxley si passava, come in altrettante "Doors of perceptions" (vedi Huxley) dalla pagina web personale di un tizio in Alabama, serendipicamente trovata cercando magari il proprio nome sul web, a un sito di floricultura a Bruxelles a uno porno di Copenhagen (evviva!), a un sito di automobili in Canada. Di link in link (belli blu e viola, ricordate?), di neurone in neurone, le nostre sinapsi si allungavano danzando come in un sogno peyotico…
In fondo era come farsi una bella canna (vedi anche: hashish, joint, canapa, erba, fumo, paglia, spinello), mettersi a girare intorno ad un edicola ed estasiarsi ad ogni copertina di rivista (i porno sono generalmente dietro).
Di che cosa ci si meravigliava in fondo? Che al mondo esistessero persone, fiori, donnine nude, automobili! O che fossero raggiungibili?
O forse era il fatto che il computer, usato fino a quel momento per scrivere, far di calcolo e qualche giochino autistico riuscisse a mostrarci qualcosa di diverso? A darci l'illusione da droga psicotropa che tutte queste "cose" e persone fossero a portata di mano…?
(apro una parentesi: ricordo la prima animazione pornografica che vidi su un computer: era fatta per schede grafiche Hercules (di allora), quelle a pixel verdi su sfondo nero, e solo HAL-9000 avrebbe potuto decriptare cosa succedesse e forse trarne eccitazione…)
E anche i primi motori di ricerca avevano nomi con echi che andavano da i Viaggiatori del Dharma di Kerouack a Woodstock: Altavista e Excite (esistono ancora, ma sono l'ombra di quel che furono… come vecchi hyppies incanutiti, come i Rolling Stones di adesso, ecco).
Qualunque cosa fosse il web allora, eravamo alla fine degli anni '80, era roba insomma da freakkettoni, innocui, stonati, sempre fuori di testa, perchè altrove. Nudi a danzare nella Rete, ma senza malizia. Un' Isola di Wight continua. Virtuale e quasi 30 anni dopo.
Del resto si sviluppava in HTML (How To Make Love? High Temperature Mental Laboratory? High Trip Mantra Lullabye?). Si usavano editor di testo, come il Notepad, il che è come farsi le canne a mano, ma nascevano le prime macchinette RIZLA: la prima versione del visionario "tessitore di sogni", Dreamweaver (1997), in pieno stile Jefferson Airplane.
Ma c'era l'altro lato della medaglia: quasi in un Vietnam della Rete nasceva il coevo Frontpage (1996), aggressivo e guerrafondaio fin nel nome.
Poi come spesso succede, il business si mise a cercare di domarla, l'onda, la rese tossica.
Cambiò l'approccio, cambiarono le droghe: venne la fase da cocainomani da agenzia pubblicitaria. Il web doveva essere perfomante, doveva avere suoni, immagini in movimento, non più stupire, ma stordire, e che si fottessero quelli che non potevano sentire o vedere questi effetti speciali, anzi FX. Non era i dropouts il pubblico cercato.
Non a caso lo strumento di sviluppo in voga divenne Flash, un nome da droga rapida, da speedball, per sballi improvvisi e da consumare in fretta, come negli spot pubblicitari (i più duri usavano ColdFusion, una maniera di fondere a freddo). Sembrava che il vecchio HTML, con le sue utopie da folklore sessantottino fosse morto.
Ne nacque una guerra di religione: i puri e duri contro l'uso di Flash: IL FLASHISMO NON PASSERA' gridavano per lo più inascoltati. Avevano ragione loro anche se io ebbi una sbandata flashistizzante allora.
Fatte salve poche e marginali avanguardie che piegavano Flash a sperimentazioni socio-artistiche (un po' psicotiche ed alienanti invero), il mercato si era impadronito del web, si "producevano" pagine, non più "creavano". Lo stupore era finito: cominciavano i duri risvegli di notti passate a scrivere codice in ActionScript (in nomina sunt consequentia rerum). Si "tagliavano" i siti con pericolosissimi applet Java (il cui simbolo è l'adrenalinica tazzina di caffè), improbabili plugin multimediali coltivati nel triangolo d'oro da oscure software house asiatiche…
Poi, per fortuna, è finita anche questa…
Simao ora in pieno Web 2.0…
Finito il delirio schizofrenico flashista, relegato nei giusti ambiti in cui è veramente necessario, siamo alla saggezza della maturità. Siamo a quelli che hanno provato tutto in gioventù, ma che ora hanno raggiunto la serenità e vogliono preservare il web come un tempio. Si riscopre l'HTML puro, purissimo, altissimo, lievissimo.
Non più droghe sintetiche, ma rimedi naturali, al massimo un infuso di qualche foglia terapeutica di Joomla! o un nostalgico passo di Mambo. Ci si preoccupa di sviluppare il proprio sito con un buon tasso di Php, che sembra faccia bene alla pelle.
C'è voglia di essere sui giusti binari, con "Ruby on rail" (cito "lo sviluppo web che non fa male" e per la "felicità del programmatore e uno sviluppo sostenibile") e poi tanto tanto Wordpress così politicamente corretto e come tutti i neoconvertiti insopportabilmente sicuro di avere ragione ("WordPress è una piattaforma di pubblicazione personale semantica avanzata focalizzata sull'estetica, sugli standard web e l'usabilità. Che imperdibile occasione! WordPress è sia gratutio che senza prezzo allo stesso tempo.")
Ma bisogna ammettere che il "ragazzo" ha quasi sempre ragione…
Niente più sballi, ma illuminazioni, niente più altered state of consciousness, ma meditata progettazione, non più eccessi multimediali, rigori classicisti: si usa Ajax (ma si usa veramente?), si tende a purificare il codice, si pratica il CSS-Zen gardening, si usano i "feed", così "new-age"…
Si cerca la certificazione W3C, con quell'acronimo da Santissima Trinità, come una bendizione vaticana per dei figli dei fiori, passati per lo yuppismo, ma che ora riscoprono i veri valori del web. E se proprio dobbiamo pensare ad un droga, la droga del web 2.0, non può essere che la più contemplativa, la più orientaleggiante, la più meditativa, con le sue visioni distaccate e piacevolmente nostalgiche, con le sue estasi in cui tutto sembra risplendere, ogni immagine acquisire diversi e nello stesso più definiti contorni, ogni suono avere mille echi purissimi… l'oppio.
Così è il web 2.0, con le sue promesse di eternità pura e divina.
Come nella pubblicità televisiva Eternity by Calvin Kein per intendersi…
E siccome, come dicono i francesi, "tout se tient" (tutto ha un nesso), oppio e web si ritrovano. Come?
Così: per il suo visionario progetto Xanadu (1960!), il vero antesignano dell'Ipertesto, dunque del Web, Ted Nelson, si era ispirato ad un poema di Samuel T. Coleridge, che guarda caso aveva scritto dopo aver preso (come d'abitudine) dell'oppio…
Kubla Khan
Nel Xanadu alza Kubla Khan
dimora di delizie un duomo
dove Alf, il fiume sacro, scorre
per caverne vietate all'uomo
a un mare senza sole.
Dieci miglia di fertile campagna
con mura e torri furono recinte:
e c'era nel giardino un luccichio di rivi
e l'albero d'incenso era fiorito
e v'erano foreste antiche come i clivi
che abbracciavano il verde agro assolato.
Ma oh! quel cupo abisso fino al fondo
straziava la collina nel suo velo di cedri.
Era un orrido sacro e ammaliato
come alcuno ce n'è sotto la luna
calante ove alza gemiti una donna
inquietata dal demone d'amore!
Dall'abisso in un turbine incessante
quasi il suolo rompesse in un singhiozzo,
una polla irruente urgeva a tratti:
fra i crosci subitanei e intermittenti,
con rimbalzi di grandine o di veccia
sotto il flagello di chi trebbia, ingenti
macigni sussultavano e frammenti.
Di là, da quella danza irta di blocchi
alto sorgeva a tratti il fiume sacro.
Cinque miglia di corso vagabondo
per boschi e valli il fiume percorreva,
poi cadeva per grotte senza fondo
tumultuoso in un oceano morto.
E rauche in mezzo a quel tumulto a Kubla
voce d'avi annunziavano guerra!
L'ombra della chiara dimora
fluttuava nella corrente,
indistinta l'eco arrivava
dalle grotte e dalla sorgente.
Era un raro miracolo, una casa
su caverne di ghiaccio ed assolata!
Una fanciulla con la cetra
io vidi in sogno una volta:
era una vergine abissina,
su quella cetra suonava
e cantava del Monte Abora.
Potessi in me resuscitare
quella viva armonia, quel canto
tale delizia inonderebbe il sangue
che a quel suono lungo e chiaro
potrei inalzarlo nell'aria
il castello di sole! Le caverne di ghiaccio!
E chi l'udisse, lo vedrebbe là
e griderebbe! "Mistero! Mistero!"
Gli occhi infuocati ed i capelli al vento!
Un circolo tre volte replicate
intorno a lui, chiudetegli le palpebre,
poiché manna ed ambrosia ha delibate,
il latte delibò del Paradiso.
Se siete arrivati a leggere fin qui siete prorpio "fatti" per il Web 2.0. E oltre.
[mi riservo modifiche se dovessereo sopravvenire illuminazioni]
P.S: non sono pazzo.
Questa volta hai superato te stesso! Quando sono arrivato al passaggio delle macchinette Rizla sono accorsi mio figlio e mia moglie allarmati! Volevano capire se stessi ridendo o soffocando!
Grazie! Di cose così ce ne vorrebbe almeno una al giorno.
Ovviamente ti ho citato sul mio blog . . .