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Il mio amico e collega, Giovanni Bonaiuti, (tra mille altre attività co-gestore del sito e-learning2.it) mi ha segnalato l' illuminante saggio di Tim O'Really su cos'è veramente il Web 2.0.

E' sempre prodigo di consigli il mio amico e collega Giovanni Bonaiuti. Gli debbo molto sia dal punto di vista professionale che umano. Ma non è del mio amico e collega Giovanni Bonaiuti che voglio scrivere…

Ora, grazie al mio amico e collega ecc. ecc. non solo non brancolo più nel buio, ma mi sono reso conto che sono anch'io parzialmente Web 2.0. La buttò là in tono lieve e vagamente ironico ma è veramente un articolo illuminante. Pur di 17 pagine ed in inglese chiunque abbia a che fare col web dovrebbe leggerlo e recitarlo come un Mantra tutte le sere.

Scherzi a parte, fa parte di quei saggi che esprimono concetti che erano dentro di noi, ma ai quali non avevamo saputo dare forma e consistenza.

Mi è piaciuto in particolare quando dice, raggiungendo vette di poesia insospettabili (traduzione zoppicante e libera mia, sottolineatura mia):

"Se una parte essenziale del Web 2.0 sta nello sfruttare l' intelligenza collettiva, nel trasformare il web in una sorta di cervello globale, la blogosfera è l' equivalente di un costante chiacchiericcio mentale, la voce interiore che sentiamo in tutte le nostre teste. Forse non riflette la struttura profonda del cervello, che è spesso è inconscia, ma è piuttosto l' equivalente di un pensiero cosciente. E come riflesso di pensiero cosciente ed attenzione, la blogosfera ha cominciato ad avere un potente effetto."

E' quello che "sentivo". Inizialmente ho guardato al blog con sospetto. Ora invece comincio a percepirne il valore. Come dice O'Really stesso, la blogosfera (con i feed RSS), ancor più del web come è stato finora, si avvicina maggiormente all'utopia di Xanadu.

E poi mi piace quando usa un'immagine che ho sempe usato anch'io nei miei corsi di introduzione al multimedia e agli ipertesti, ovvero quella dell'analogia dei link con le sinapsi neuronali.

Che cosa si impara leggendo questo articolo? 

  • Innanzitutto si ha una visone chiara di dove va il Web. 
  • Entrando nello specifico si capisce che oramai è finita l'era del software visto come applicazione da possedere (legalmente o meno,leggi i software quali Word, Excel, ecc.) per andare verso l'era del sotware visto come servizio. E' già nell'aria che presto si useranno software o-line per fare ogni operazione di desktop publishing. Esempio: Calendar di Google
  • Software che non avranno più una versione (1.0, 2.5, 4.8 ecc.), ma saranno sempre e constantemente in evoluzione, perpetual beta, dando nuovo e più nobile senso all'esecrabile under construction che abbiamo tutti avuto il malore di incontrare. L' undercostructioness non come stato i di mancanza o provvisorietà ma come stato dell'essere del software. (e qui c'entra anche l'Open Source). Le stesse applicazioni di Google, ops servizi, quali per citarne solo alcuni, Adword, Adsense, Maps, ne sono la prova "vivente".
  • Poi che i DATI sono importanti, non le applicazioni che le gestiscono. E che il mash-up (mescolamento) dei dati da disposizione è ancora più importante. Chi sa mettere in relazione e far "lavorare" dati inizialmente distinti crea nuova informazione! Vedi ad esempio la possibilità di interfacciare Google Maps con altri dati per creare database geografici di risorse (ristoranti, hotel, campi da golf o semplicemente i propri posti preferiti).
  • Che la partecipazione collettiva è importante e genera valore semantico e tassonomico ("folksnomomy"). Vedi Wikipedia, Flick.
    Vedi anche l'articolo de "La Repubblica", del 29.11.2006, edizione web, sull' "User Generated Content".
  • Che il blogging è importante: di per sè non è differente da avere una pagina web personale, ma se prima c'era comunque bisogno di un po' di know-how, ora la facilità di creazione degli articoli ha portato ad una proliferazione tale che il blog sta quasi diventanto il web comunque fa massa, è la "long tail".
  • E che la "wisdom of crowd",  la "saggezza del popolo" tradurrei,  è valore. Fenomeni come de.li.cio.us o Technorati, solo per ctitarne due, fanno sì che non siano algoritmi segretissimi di motori di ricerca a dare valore, importanza e soprattutto reperibilità ad una risorsa web, bensì la cosiddetta "folksonomy", la tassonomia del popolo, ovvero l'importanza data da umani a risorse reperite negli angoli più nascosti del web.
  • Che è la "long tail" (la lunga coda) che costituisce il web, "the collective power of the small sites that make up the bulk of the web's content" . Non il corpo della Bestia, ma la lunghissima coda.

Quante cose ho capito grazie al mio amico G.B. 

 

 

 

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