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Ooohhh, oggi mi levo un peso dallo stomaco.

Un peso che ho da tanti anni, per l'esattezza dal 1990, quando per la prima volta provai Windows 3.0

Avete mai riflettuto sul fatto che le cosiddette interfacce user-friendly, dalla prima fatta dalla Xerox di Palo Alto (toponomastica ridondante) alla presumibilmente strabiliante Windows Vista, passando per tutti i MacIntosh, presuppongono invece un lavoro mentale che è ben lontano dall'essere comodo ed amichevole?

Ora, vegnu e mi spiego (Montalbano):

Oramai tanti anni fa, quando si voleva vedere i files della directory POSTA si scriveva:

C:\ cd posta [invio]

C:\POSTA dir *.doc [invio]

e ottenevi un bel listato con tutti i tuoi files…

Il rapporto semantico fra te e la macchina era chiaro: io ti scrivo cosa devi fare in un linguaggio comune, fondamentalmente estraneo ad entrambi, che è il DOS e ne rispetto la sintassi. 

[Dico estraneo ad entrambi perchè il DOS, o meglio i comandi su linea del DOS, non erano altro che un esperanto, un ponte linguistico (fra l'altro abbastanza semplice) che traduceva i miei umani voleri nel suo linguaggio macchina.]

Poi rincorrendo i computer APPLE che le avevano già diffuse al largo pubblico, vennero anche per i PC Microsoft (o IBM-compatibili come si diceva allora…) le interfacce iconiche e metaforiche…

Belle, bellissime, erano rivoluzionarie (ma io le avevo già viste anche sui mastodontici VAX). 

E qui, secondo il mio modesto parere, che per altro condivido Wink , cascava l'asino…

User friendly vacuumPer operare su tali sistemi con la cosidetta "metafora della scrivania" bisognava avere, o costruirsi rapidamente, un'immagine mentale di un non luogo, o luogo virtuale, quale quello della memoria e dell'hard-disk del computer che si aveva davanti. In più si doveva immaginare come tridimensionale uno spazio che era invece a due dimensioni.

Ora, per chi aveva già dimestichezza col DOS forse era facile. In fondo chi navigava a colpi di CD (Change Directory) nei meandri degli hard-disk già sapeva che la directory POSTA in fondo non era che un'astrazione della FAT.

Ma chi arrivava ex-abrupto all'interfaccia visuale, subendone la fantascientifica fascinazione, era inizialmente perso…

"Mi è sparita la finestra!" "Non c'ho più l'icona!" "Dove l'ho salvato 'sto benedetto file?"

Questi solo alcuni dei più comuni gridi d'angoscia dell'utilizzatore alle prime armi di un' interfaccia user-friendly. Ho fatto formazione in aula per tannti anni e dunque ho potuto saggiare con mano, con mouse, certi sperdimenti…

Eh, sì, perchè bisognava sapere che una finestra ne può nascondere un altra. Che massimizzare un riquadro ti fa sparire dalla vista tutto. Che la relazione alla quale stavi faticosamente lavorando non era sparita, ma era "minimizzata" (?!) sulla barra e dunque non dovevi cercare di riaprirla…. Insomma ti dovevi fari un'immagine mentale di questa tua fottutissima scrivania virtuale! E che solo "metaforicamente" riproduceva i fenomeni (nonchè gli epifenomeni) di una scrivania reale.

Certo, anche nelle scrivanie reali, se metti un foglio sopra la penna, la penna non la vedi più. Ma ne vedi il rigonfio.

E poi le micidiali icone il cui significato "universale" è tutto da contestare. (vedi Cronache di ergonomia familiare)

Quello che voglio dire è che non è IMMEDIATA come si diceva l'utilizzazione, ma pressupone un lavoro psichico "a monte". E in alcune classi di utenti, gli anziani, ad esempio, che sembrano avere più difficoltà a rendere permanente detta immagine mentale è più difficile. (vedi Dove sono le informazioni?).

In altri termini possiamo dire che, se prima (il prima DOS, per intenderci) si condivideva un linguaggio comune, con l'interfaccia grafica e la metafora della scrivania, si è cercato di far condividere all'utente e alla macchina uno spazio comune. Uno spazio in cui è facile perdersi…

Ovviamente il passaggio a sistemi di interfacce visuali è stato un vantaggio in termini di ergonomia ed efficacità di interazione uomo-macchina.

Ma quanti neuroni bruciati nelle rappresentazioni mentali…

O sono io che dopo anni di interfacce metaforiche visuali, sto delirando? 

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