Slow business
novembre 19th, 2008 by Voodoobytesman
Come ho più volte già scritto, io ho la fortuna di vivere e lavorare per una buona parte dell’anno in una piccola isola del Mediterraneo. Inutile specificare quale (chi sa, sa).
Beh, più che una fortuna, è stata una scelta, ma questo è un altro discorso…
Lì e da lì gestisco quel poco di business che faccio. Una buona parte del mio parco-clienti (per parlare aziendalese) sono di quell’isola e delle isole vicine.
Ho, mi pare, spero, una buona nomea…
(Una volta squilla il telefonino e sento: “Signor M.? Mi hanno parlato bene di lei…” – Brivido, non si sa mai da quelle parti…)
Io ci ho fatto oramai l'abitudine, ma a volte penso a come reagirebbero ai tempi e ai modi isolani i miei (ex) colleghi, impregnati di efficientismo aziendale, abituati a risposte immediate, risultati in tempo reale, con credo di imprinting milanese o pseudo-tale (“lavoro, guadagno, pago e pretendo…”).
Ad esempio: quando devo riscuotere una fattura: potrei inviare una e-mail, ma allora devo essere pronto ad aspettare settimane (o mesi) prima di ottenere risposta. Generalmente è più probabile che abbia risposta a voce alla mail perché ho incontrato il destinatario dal fornaio.
Oppure potrei telefonare, ma la risposta sarebbe "Passa quando vuoi" dunque a quel punto tanto vale andare a trovarlo direttamente. In ogni caso se non lo facessi un po' si sentirebbe offeso.
Quindi lo vado a cercare (meglio sarebbe dire vado in visita), ma :
- La prima volta non c’è, è andato allo posta (o al porto a prendere un pacco, o sull’isola vicina, o a pescare…)
- La seconda volta, c’è, ma non ha i contanti per pagarmi (la tendenza è quella di pagare in contanti, molto più sicuri e tangibili degli infidi assegni, ed per il bonifico bancario (sul quale io insisto) bisogna che aspetti che lui vada sull’isola accanto, dove c’è una banca). Però ti offre un giro in barca o ti porta a pescare totani o ti invita a pranzo; non puoi rifiutare e tutto il tuo planning, dopo un’abbuffata (generalmente squisita) va a farsi benedire! (Planning, parola deliziosamente senza senso da quelle parti.)
- La terza volta non c’è più, ma ha lasciato detto (alla sorella, al figlio, al vicino che incontro casualmente) che i soldi o l’assegno me li ha lasciati all’agenzia di navigazione, al tabacchi, dalla cugina con un negozietto di moda… ovviamente sono chiusi (perché sono andati a mangiare, a un matrimonio, a cogliere i capperi…).
Lo stesso vale per i progetti web che sviluppo per loro: tutto avviene molto molto lentamente. E va bene così, anche se mi trovo a vedermi accettati preventivi di tre anni prima (che ovviamente non rispecchiano più il valore del progetto) o se le foto per il sito mi vengono date con un anno di ritardo o mi arrivano per traversissime vie. (Vedi questo post).
Se poi chiedo un testo da immettere sulle pagine del loro sito mi vengono date tre righe su un fogliolino di carta: “M., pensaci tu a metterlo a posto e ad aggiungere qualcosa…” (si usa il cognome, ma con il tu)
Caso limite: una volta dovetti ricavare il logo di un albergo … scannerizzando la cifra ricamata sulle federe. Quel logo è ancora on-line.
Il bello di tutto questo è che:
- in tanti anni non ho mai avuto problemi di pagamenti (a parte in un caso, la pecora nera c’è sempre). Basta avere molta pazienza.
- mi permette di girare a lungo per l’isola e di starci sempre di più di quanto avevo preventivato.
- relativizzo tutto: quel che prima di sbarcare dal continente mi sembrava impellente si procrastina dolcemente ad libitum… Mi fanno fare tanti chilometri, sbuffo e mi spazientisco a volte, ma io adoro i mie clienti isolani.
[Dedico quanto sopra ad un mio ex-collega, che ha tutta la mia comprensione. Deve fingere di essere un uomo-azienda (deve pur mangiare), ma "lavora con lentezza" (per questo era il mio preferito) e dentro di sé, quando finalmente rimonta in macchina per tornare a casa, guarda i colleghi che ci credono e pensa: “una risata li seppellirà”. E non aspetta altro che ricominciare la sua partita a scacchi con il "bianconiglio"]