Second Life (1): Io è un altro
Giugno 2nd, 2007 by Voodoobytesman

"(…) viaggiare signori miei è una cosa medioevale, abbiamo già oggi mezzi i comunicazione, per non parlare di domani e dopodomani, mezzi dicomunicazione che ci forniscono il mondo in casa,è un atavismo viaggiare a un un luogo all'altro."
Max Frisch, Homo Faber [1966]
Il mio precedente articolo Sesso Droga e HTML ha avuto un discreto successo editoriale.
Come tutti gli articoli che scrivo su questo blog, è apparso in contemporanea ed in automatico anche sul blog della Community del Laboratorio di Tecnologie dell'Educazione dell'Università di Firenze (un po' come gli articoli del New Tork Times che spesso appaiono anche su La Repubblica e El Mundo).
Come mio solito, scrivendo tra serio e faceto, sparigliavo un po' il tavolo serioso della comunità universitaria…
Ma specialmente da lì ho ricevuto molti commenti e complimenti. In uno di questi mi veniva segnalato che non avevo menzionato Second Life e mi si chiedeva a quale droga lo assocerei (rispondo oltre).
Giustissimo: come posso aver dimenticato questo aspetto così onirico (e di successo) del web?
Pur sentendo parlare ovunque, tanto che quasi mi sembrava quasi di esserci già stato, per molto tempo ho fatto lo gnorri. In verità sono stato spesso tentato di farci un giro: mi collegavo al sito, guardavo un po' in giro e poi mi dicevo, sì, vabbè, cui prodest? (in verità usavo un'espressione più colorita). E me ne andavo.
Nei giorni scorsi ho varcato la soglia, mi sono iscritto e ho creato il mio avatar. Debbo entrare e provare, altrimenti che antropologo del web sarei? Un viaggio di mille chilometri comincia con un passo diceva il presidente Mao. Ecco, quel passo l'ho fattto e lo racconto in questo altro articolo.
Sulla scorta dunque della mia esperienza diretta e di quanto avevo già potutto sapere a proposito voglio qui tentare un'analisi del fenomeno con la strumentazione dell'antropologia culturale. Quel che qui mi interessa non sono tanto le ragioni del successo e del perchè milioni (6.861.412 nel momento in cui scrivo) di persone "vivono" su Second Life, quanto i meccaniscmi psico-antropologici soggiacenti.
Scendiamo dunque tra 'sti ciber-selvaggi e cerchiamo di capire come funzionano…
Prima però rispondo alla domanda iniziale anche perchè è un ottimo punto di partenza per l'indagine e le tesi a seguire: se dovessi continuare con il parallelo web-droga direi che Second Life appartiene senz'altro al ramo psilocibinico e ai mondi allucinatorii del peyotismo (vedi oltre). In questo si iscrive nel naturismo di ritorno del New-Age/Web 2.0 (diciamo che è l'emergenza/urgenza schizofrenica del bravo internauta, seppur un po' deviato)…
Il web, come le droghe (aridànghete), se non lo si sa assumere correttamente, se non si ha il giusto esercizio (ed equilibrio) fisico e mentale può dare ansia da vuoto, horror vacui, e soprattutto portare al timore di fondersi, diluirsi nel ciberspazio.
C'è una bellissima immagine letteraria che mi viene in mente a proposito della paura da annientamento nell'incognito: quella della nave che porta in Congo il protagonsta del grande romanzo di Joseph Conrad, Cuore di Tenebra (da cui è stato liberamente tratto il film Apocalypse Now) , che al largo delle coste africane, bombardava nel vuoto la foresta, a caso. Era il tentatvo di respingere quella giungla infinita, onnivora, insidtinta, misteriosa per controbattere il timore di essere inglobato da quella natura. Era, ante-litteram l'opposizione natura/cultura di Claude Lévi-Strauss.
Ecco a volte ho l'impressione che alcuni (a volte io stesso) tema la Dissipatio H.G., ma nel web, visto come nuova natura (seppur digitale) indistinta.
Quante volte mi sento dire che il Web è freddo, distante, amorfo. Che ci si sente spersi in un un mondo "altro" (per recuperare un po' della terminologia dei miei studi antropologici), che in più non si vede, non si tocca, di cui non conosci i confini e in cui non sai nemmeno quanta gente hai attorno. Col rischio che, appunto, potresti essere solo.
E' come essere immerso in una vasca (isolation tank) di acqua molto salina (dunque galleggio senza sforzo), a temperatura corporea (dunque non sento ne caldo ne freddo), nel buio e nel silenzio assoluto (dunque non vedo e sento nulla).
E' un esperienza, che a quanto pare dalla dichiarazioni di chi l'ha provato, in pochi minuti vi genera angoscia, poi panico, poi implorate di uscire.
E' un esperienza guarda caso legata agli studi sugli ASC (Altered States of Consciousness, di cui parlavo anche nel mio precedente articolo). La ricerca sugli ASC è legata agli stati di allucinazione dati da un fungo allucinogeno, il peyote. E ci risiamo. C'è anche un film di Ken Russel, Altered States.
Io penso che il partecipare a mondi virtuali quali, fra i tanti, Second Life, sia una forma moderna di spossessione/possessione, di esperienza extra-corporea, che in termini tecnici antropologici è chiamata transe.
"Viene chiamato oggi transe quell'insieme di stati di coscienza 'alterata' […] che comprendono l'estasi, la fantasticheria diurna, il sonno e il sogno, l'ipnosi, l'isolamento sensoriale, gli stati isterici di dissociazione e di spersonalizzazione le aberrazioni mentali indotte dalla farmacologia. " [M. Ferguson, La revolution du cerveau, Calman-Levy, Parigi, 1974 in G. Lapassade, cfr. oltre.)
In un isolation tank, non hai nessuno stimolo sensoriale, sei solo con la tua mente, sei puro pensiero. Come in molte delle interazioni sul web (social networking). Pensate alle chat, ai forum, alle e-mail stesse. Lanci nei siderei silenzi del ciberspazio messaggi e solo da quelli sei "rappresentato". Solo con quelli rappresenti te stesso.
Ora Second Life pallia (si dice così, sì) a questa spaventosa deprivazione propriocettiva. E' lo stato dell'arte del recupero del corpo nel cyberspazio. Il corpo è importante nelle relazioni sociali. A me piacerebbe sapere come sei fatto, come sei vestito, come ti muovi, o internauta che agisci con me in questo buio e silenzioso cosmo di bits. Perchè vedere" come sei fatto, come sei vestito, come ti muovi mi porta una quantità di messaggi aggiuntivi che mi aiuta ad interagire con te…
Dunque si richiede un corpo icastico. Ed il bello è che non necessario, nè desiderato, riportare il proprio vero corpo in ambienti web come Second Life. Ci si può inventare un altro corpo, insieme ad un'altra identità.
Second Life è appunto il corpo transustanziato e in transe sul web.
"Questi stati di transe rivelano l'esistenza di un inconscio che non è soltanto il luogo della ripetizione ma, come suggeriscono Deleuze e Guattari in L' anti-Edipo, un luogo intenso e attivo di desideri. Si scoprono allora, grazie a questa transe, virtualità di cui ciascuno è portatore. La transe diventa allora, come hanno veduto i poeti già da molto tempo, un mezzo per cambiare la propria vita e per incontrare altri a dei livelli che ci sono abitualmente sconosciuti. Si può anche incontrare il terrore." [sottolineature mie, e per inciso, molto interessante questo riferimento al terrore]
Così, nel 1976, concludeva il suo Saggio sulla transe (Feltrinelli, 1980, pag. 220) George Lapassade: testo che ho riesumato dal mio bagaglio universitario e che mi sembra perfettamente descrivere lo stato di recupero di un corpo più "vero" e di alterità, visti come bisogni, che il signor Linden, "inventore" di Second Life ha saputo soddidsfare. Beato lui.
"Questo corpo neotenico delle origini è un corpo che non è ancora il nostro corpo-involucro, questo corpo dei nostri tempi che si racchiude su se stesso e si stacca dal mondo. L'immagine del corpo umano che appartiene a se stesso è posteriore a quella di un corpo più arcaico e che vive ancora nell'indistinzione di un corpo comune, fusionale, che ritroveremo nell'orgia primitiva." [Lapassade, op. cit., pag. 215]
Alterità che si esprime in avatar spesso fantasiosi, mostruosi, superdotati (di un qualsiasi aspetto fisico), particolari, di altro sesso o transgender, comunque (reputati) interessanti. Mutevoli soprattutto. "E questo polimorfismo embrionale tanto della motilità quanto della sessualità, legato alla neotenia della specie, lo ritroviamo infine nella transe. Questa indistinzione originaria e fusionale mette il corpo in connessione immediata col mondo […] in poche parole, tutto concorre a suggerire che la transe rende possibile non la regressione, bensì un ritorno in direzione di uno stato infantile, di un corpo de-territorializzato che è quello delle nostre origini e che per noi è ancora in qualche modo disponibile." (Lapassade, op. cit., pag 216, sottolineature mie]
E' importante poi l'aspetto teatrale di questa spossessione-possessione (lascio il mio vero corpo, ne acquisisco un'altro); scriveva Alfred Metraux, (Il vodu haitiano, Einaudi, Torino, 1971): "Ogni possessione ha un lato 'teatrale', lato che si manifesta già nella cura dei travestimenti. Le camere del santuario fungono un po' da quinte dove gli invasati trovano gli accessori necessari. […] Queste similitudini tra l' ossessione e il teatro non devono far dimenticare che agli occhi del publico, nessuno degli invasati è veramente un attore. Non rappresenta un personaggio, è il personaggio per tutta la durata della transe."
Sostituite transe con vita su Second Life, personaggio con avatar, camere del santuario con luoghi virtuali, invasato(!) con internauta e avrete una fotografia antropologica del fenomeno.
Un identità SL è meglio che nessuna identità.
Un' identità SL è meglio che la propria identità.
Sia ben chiaro, io non ho nulla contro Second Life e chi ci "vive". Non penso nemmeno che sia luogo di incontro esclusivamente per dissociati o frustrati. Non escludo nemmeno di tornarci
Avere una seconda identità può certamente essere una pratica sanissima per mantenere la propria stabilità emotiva, per espandere la propria personalità, per esplorare alternative possibili in una specie di sand-box.
[In gergo tecnico informatico, specialmente web, si chiamano sand-box quegli ambienti che simulano in tutto e per tutto attività delicate come transazioni monetarie, senza che queste abbiano reale effetto.]
Un mio amico e stimatissimo professore universitario di un' università del Nord, in epoca pre-Second Life adorava farsi passare su una chat per una studentessa venticinquenne alta, bionda, occhia azzurri…
E che essere su Second Life sia una forma di transe ciber-psico-sociale me lo conferma l fatto che tale attrazione obbedisce ai due poli classici della transe, ovvero la patomimia e la pantomima.
Secondo gli studi e le teorie antropologiche del succitato Lapassade si ha transe (che ricordo è una spossessione/possessione del/dal corpo) quando si vuole:
- raccontare, esternare, "rappresentare" un desiderio represso: si ha allora la PATOMIMIA (notare che al voce su Wikipedia non esisteva. L'ho appena compilata io. Spero qualcuno la completi.) E' il caso di chi vive su Second Life una vita compensatoria rispetto a quella reale. Può essere il fatto di sfogare gli istinti aggressivi, le pulsioni sessuali, i desideri di amore e contatto… Si iscrive nella patologia isterica.
- teatralizzare la propria esistenza: si ha allora PANTOMIMA. E' il caso di chi su Second Life semplicemente vive un' altra vita, come espansione psichica della propria, senza che, sebbene siano sempre soggiacenti, ci siano particolari turbe psicologiche di cui alleviare la pressione. E' una sorta di "sana" iniziazione terapeutica personale, prossimo all' acting out. Non a caso lo slogan di Second Life è: "Your world. Your imagination."
Entrambe le modalità sono pratiche esorcistiche. O meglio esorcizzano i propri demoni con la pratica adorcistica di interpretarli. (n.b. anche la voce adorcismo in Wikipedia mancava…)
Troppo difficile? Un esempio: se su Second Life io sono la "morte con la falce" (l'ho vista!) esorcizzo le mie paure (o le mie fantasie macabre, il che è poi lo stesso) diventando io (adorcismo) la morte stessa.
Ancora una volta l'informatica non ha creato nulla, ha solo reinventato qualcosa. Second Life (e compagni) ha messo a disposizione di "tutti" (concetto sempre molto relativo) un "sistema" psico-antropologico che nel mondo reale esiste già: ad esempio il sistema della taranta: "Quella dei tarantati è una possessione terapeutica: prima si ha l'identificazione con la taranta (adorcismo) e dopo il suo allontanamento (esorcismo)." (cfr anche qui.)
 Grazie per il suo interessante articolo. Ho trovato nelle sue parole una risposta ad alcune inquietudini che mi hanno sopraffatta dopo due settimane di permanenza in Second Life.
Ciao, sono una studentessa di antropologia e sto preparando la mia tesi proprio su second life, cercando (attraverso ovviamente uno studio “sul campo”) di analizzare la nascita e lo sviluppo della persona virtuale. Ho trovato il tuo articolo molto interessante soprattutto nell’analisi psico-antropologica del fenomeno. Buona giornata! ValentinaÂ