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[n.b. questo articolo è il complemento di del precedente articolo Second Life (1): Io è un altro

E ora passiamo dall' antropologia culturale all' etnologia: i miei primi passi su Second Life. Scelgo di vivere qualche ora tra i selvaggi. Un po' come Bronislaw Malinowsky negli Argonauti del Pacifico Occidentale (1922) in Papua-Nuova Guinea. Che però lui c'è rimasto svariati anni.

Giorno 1: 

Come dicevo mi sono iscritto, ho scelto le sembianze (classificato come "il ragazzo della porta accanto") e un nome, bello e fascinoso, alla Corto Maltese; nella mia Second Life mi chiamo Drauth Falta.
(Dovete sapere che mentre il nome è libero, nello specifico il nome di un pirata arabo, i cognomi debbono essere scelti da una lista che cerca di coprire tutte le nazionalità. Ci sono anche cognomi che suonano come italiani, ma io ho scelto questo più pan-mediterraneo).

Scarico e installo il software: tutto bene

Do fuoco alle polveri: mi identifico … … … Entro: sono in quello che dovrebbe essere il centro di orientamento, la sede finto-classica di una sorta di Ufficio informazioni dell' Ente di Soggiorno di Second Life. Di primo acchito l'ambientazione somiglia vagamente (in brutto) a Myst, il più bel videogioco che sia mai stato fatto. Se ne è parlato come del primo video-gioco zen della storia. La sua principale caratteristica e pregio (ai miei occhi) era che NON INCONTRAVI NESSUNO. Eri solo su un'isola… Ma questa è un altra storia…

Invece su Second Life dovresti incontrare qualcuno. E' fatto apposta!

Infatti scorgo in lontananza delle figure "umane" che si muovono… faccio per andar loro incontro quando FRRZZZ… il computer mi si blocca… tutto fermo… è come un acido finito male, ricado nella realtà, prosaica ma rassicurante, del mio ufficio a smanettare e smadonnare per far ripartire il computer… (e il mio computer non è proprio uno vecchio scatolone, anzi!)

Rifaccio partire tutto, riprovo, ri-FRZZZ!

Ancora un tentativo. Ri-ri-FRZZZ.

Ah, com'è dura la ricerca sul campo per noi antropologi del web. Basta, mi sono scocciato. Pare sia colpa del router… vedrò domani…

Giorno 2: 

Stamane ho un'idea. Provo sul portatile. Installo, lancio, è più lento, ma incredibilmente funziona e non si blocca nulla. Passeggio un po' in qua e in la, nessuno all'orizzonte. Un po' di ansia.

Tramite la funzione ricerca cerco dei luoghi che potrebbero essere interessanti e mi ci teletrasporto (qualche vantaggio ce l'avrà pure questo mondo virtuale!)

Una Venezia virtuale, desolatamente vuota e più che altro la versione Las Vegas di Venezia, una discoteca (luogo che non frequenterei nella vita reale, ma mi sono detto ci sarà pur qualcuno!). Per un errore di tasto mi trovo a sculettare a ritmo di musica su una pista completamente da solo… scappo…
Mi teletrasporto allora su un campo di motocross, mio vecchio sport, ove finalmente c'è qualcuno…

Ci sono due ragazze, completamente nude (normale no, su un campo di motocross!?) . Come mi avvicino (hai visto mai?):

  1. si vestono (e fin qui è comprensibile)
  2. scappano correndo…

Bah, un po' frustrante…. Allora voglio andare oltre nel trip e provo l'opzione FLY e op! … mi sollevo in volo con un dolce rumore di vento… volteggio volteggio sul campo (desolatemente vuoto e squallido) di motocross. Faccio qualche evoluzione sul mare, è piacevole, good vibrations, positive sensations.

Poi decido di smettere e atterro, rudemente…

Mi annoio di già.

Beh, andiamo sul sodo, cerco un "localino" ambiguo… mi ci "fiondo"… e assisto agli espliciti quanto penosi tentativi di un italiano (lo si capiva dal nome e poi lo ha dichiarato lui stesso) di portarsi a "letto" una francese. Veramente un porco, maleducato, senza un briciolo di classe… Viene mandato aff… in un batter d'occhio con una frase che potrebbe essere tradotta così: "Il solito macho italiota!".

Lui non si perde d'animo e va ad importunare una che stava a quattro zampe a strofinare i pavimenti: si esprime in considerazioni grevi sulla posizione della tizia. Ora, lasciando perdere i metodi di approccio di 'sto cyber-cafone (volevo picchiarlo, ma non ho trovato l'opzione), voglio soffermarmi su l'altro personaggio: ma che cavolo di stortura masochistica può portare uno/a a spendere tanta fatica (iscriviti, scarica, installa, collegati)  e tecnologia (hw, sw, connessione) per impersonare una che lava i pavimentio in un locale losco su Second Life!?

Terzo giorno:

altro giro. Cerco in qua e là, trovo il Chiostro degli Innocenti di Firenze! Mi ci teletrasporto. Uno squallido e deserto simulacro attorniato da terreni in vendita! Saranno buoni affari?

Mi viene in mente una citazione dal film  Mon oncle del grande Jacques Tati:  una signora entra in una casa iper-moderna, tutta dispositivi elettronici e arredamento neo-fututibile ed esclama:

"Ma qui è vuoto!"

La padrona di casa risponde risentita:

"Lei non capisce nulla. Qui tutto comunica!"

 

 

 

Me ne vado, andiamo nuovamente dove c'è il rischio di incotrare qualcuno. Ovvero i posti dove si fa sesso. Vengo subito importunato da uno che di cognome fa Benelli. Ma insomma, vengo su Second Life e mi vengono fatte proposte oscene da uno che di cognome fa Benelli! Eh, no! C'è un limite a tutto! Cos' poco esotico. Così poco virtuale! Lo mando a quel paese.

In compenso una tizia mi dice (in francese), "vieni con me e clicca qui" …

Clicco e ….  

… sono imbarazzato, non ero preparato… non so che dire…

… penso, tanto per distrarmi,  al grande Claude Lèvi-Strauss, mio maestro spirituale (La vita familiare e sociale degli Indiani Nambikwara), al già citato Bronislaw Malinowski e al suo La vita sessuale dei selvaggi nella Melanesia nord-occidentale . Penso vabbè, è etnologia della Rete anche questo… bisogna provare tutto…

… ma dopo qualche minuto trovo tutto ridicolo e noioso. Chiudo il programma lasciando (immagino) la francese a divincolarsi nel nulla. 

Ah, come son Tristi [i] tropici virtuali!

 

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