Quando il buon web-design scontenta il cliente
Gennaio 17th, 2008 by Voodoobytesman
Signori della Corte, Onorevoli giurati,
confesso, a volte, anzi spesso, predico bene e razzolo male, ma devo pur mangiare e tengo pure famiglia. Ed in molti casi è difficile restare puri ed onesti.
Lasciatemi spiegare fatti e antifattti, cause e moventi.
Ci sono costretto. Obbedisco agli ordini. (mhm… non dicevano così anche i gerarchi nazisti? Si comincia male…)
Io sono un web designer, ovvero per dirla come magno, uno che progetta siti web. Mia madre non ha ancora capito bene cosa faccio, ma è comunque il mio lavoro. Ho per fortuna ancora clienti che mi chiedono di fare o rifare i loro siti web.
Ho anche insegnato ed ancora insegno materie quali "scrittura per il web", "buon web design", "ottimizzazione per i motori di ricerca" e soprattutto "usabilità" ed "accessibilità".
Chi è stato o è mio studente è pregato di non ascoltare oltre. Abbandoni subito quest' aula di tribunale e vada in altri siti, questo ad esempio, ove la mia immagine non venga offuscata dalle abiezioni che sono costretto a confessare nella difesa che segue.
Queste belle materie, dicevo, contribuiscono alla diffusione di un "sapere web" che dovrebbe mutare il ciberspazio da un minestrone digitale ad un'universo creativo sì, ma con qualche norma di buon senso e di civismo (riduzione del "digital divide" per esempio). Ma tutte queste teorie e buone intenzioni si scontrano spesso con le richieste dei clienti. E si sa, per definizione il cliente ha sempre ragione.
Ed è soprattutto nella progettazione web, che il cliente vuole imporre la sua visione dl web. Vede il sito web come un ornamento della sua personalità o attività, fatto a sua immagine e somiglianza. Non sa bene a cosa gli serva un sito web, ma lo vuole fortissimamente. Non sa quello che vuole, ma ha idee molto precise a proposito! Mi ricorda spesso la barzelletta di quell'uomo che entrava in negozio di tessuti e chiedeva "una stoffa a righe, ma non a pallini, a fiori!".
Già dai primi contatti ricorrono immancabilmente alcune paroline che mi fanno correre un brivido lungo la schiena. Ovviamente il sito deve essere "economico", "semplice", ma altresì "dinamico" (intendendo elli con qualcosa che "si muova", non basato su tecnologie server-side), "colorato", "simpatico" con qualche "animazione". Le richieste, in questo range comune, variano.
Ma immancabilmente, tutti chiedono che sia "accattivante".
Ecco, quando io sento la parola ACCATTIVANTE "istintivamente metto la mano alla fondina della pistola". E' una citazione che non mi fa onore perchè è di H. Goering (lui si riferiva alla "cultura"). Ma è quello che provo.
E purtroppo questo è il meno perchè a quel punto inizia il vero combattimento. "Ce n'est qu'un debut…" dicevamo sulle barricate del Maggio francese.
Spesso non hanno nulla da dire, ma lo vogliono dire caparbiamente. E cercano in te la soluzione alla loro afasia.
CASO REALE: all'inizio della mia carriera di libero professionista ebbi l'incarico di progettare un sito per l' ente organizzatore di corse automobilistiche di una certa categoria. Faccio un bozzetto (orribile, visto col senno di poi, e in contrasto con ogni buona norma di progettazione, ma erano altri tempi). Dispongo le foto che mi avevano fornito, ma ovviamente non metto i testi, in quanto non sapevo assolutamente che dire a proposito. Alla presentazione vedo il cliente innervosirsi di fronte a quelle pagine piene di Lore Ipsum. Gli chiedo di fornirmi i testi per riempire le pagine. Al chè sbotta: "ma se i testi glieli devo scrivere io, che la pago a fare!?"
Inutile sottolineare che i testi vanno scritti differentemente dalla loro brochure, che la brochure stessa non può essere replicata sul web.O dal biglietto da visita. O dalle federe di un cuscino. (in un caso ho dovuto scannerizzare un ricamo sui cuscini di un hotel per estrarne il logo attorno alla quale costruire il sito! Pare uno scherzo ed invece è verissimo, ho i testimoni!)
Hai voglia di spiegargli che è controproducente la filosofia del "famolo strano", già esemplarmente identificata dalla solita Sofia Postai; che ogni orpello tecno-mirabolante del sito è un ostacolo in più che metti tra il visitatore, generalmente un potenziale cliente, ed il messaggio che vuoi far passare. O il bene o servizio che vuoi vendere.
Inutile dirgli che oramai sono finiti i tempi degli onnipresenti, invadenti, GIF animati, animazioni Flash, banner, scambio link. Per il cliente medio un sito che "sta fermo" è un sito povero, brutto, inutile.
Vano spiegare che in altri e più schietti termini, al visitatore non bisogna romper i … cabasìsi (direbbe Montalbano) con suoni e pirotecnie che ne disturbano la lettura solo perchè si vuole un sito più "fico".Inutile dirgli che ogni singolo elemento dell'interfaccia deve essere pensato per facilitare il reperimento delle informazioni e la navigazione fra di esse. Che un menu con sfondo di acqua sciaguattante produce solo rumore semantico… Semantichè? Metta metta che l'ho visto sul sito di un mio amico!
Difficile dirgli che la bozza Photoshop fatta da loro stessi, un cugino, una moglie, amica (amante?), zia, fratello o nonna con velleità creative è difficilmente replicabile sul web se non a costo di sudore e lacrime dello sviluppatore e quindi del visitatore.
CASO REALE: all'inizio dell'estate scorsa vengo contattato da un signora, agente di un famoso attore francese che deve realizzare il proprio sito personale. Detta agente aveva creato lei stessa una "maquette" del sito (formato A4 che mi passa in PDF!). Si è già rivolta a colleghi francesi che non l' hanno soddisfatta perchè le hanno realizzato un sito che assomiglia al suo progetto, ma non è identico. Poi di fronte le sue insistenze devono averla mandata a… Dunque si rivolge a me, chiedendomi se io posso farglielo esattamente come nel suo progetto (incurante di pesi in bytes, bordi, risoluzioni di schermo, parti invisibili). Io, tutto contento di acquisire un cliente importante francese dico: mais bien sur, madame, pas de problémes…
Poi mi rendo conto. Allora con tutta la (poca) diplomazia che ho, cerco di farla ragionare, spiegarle il perchè alcune cose non si possono o dovrebbero fare, del perchè sarebbero controproducenti. Le propongo un progetto molto simile al suo, ma web-compatibile, con liquid design, leggero, elegante. Insomma ci perdo un sacco di tempo.
Passano mesi senza avere notizie: poi mi viene comunicato che l'attore ha deciso altrimenti. Leggi: sta cercando ancora qualcuno che le faccia il sito come lei ha deciso. N.B. il sito non è ancora on-line. Bravi i colleghi francesi ad essersi liberati di una tale iattura.
Io, da bravo antropologo, però li capisco i clienti: manca ancora una diffusa cultura del web e in mancanza di questa si interpreta il fenomeno ed il medium con gli strumenti a disposizione. Lo si immagina ancora come un succedaneo della televisione o della pubblicità su carta stampata. Non si sa che ha le proprie regole, i propri limiti tecnici, alcune norme di buon senso. Un proprio linguaggio.
Dunque si confondono volutamente i generi, se ne scimmiottano altri, si cerca di metterci di tutto. La filosofia imperante sembra essere:" se si può fare bisogna mettercelo".
CASO REALE: proprio in questi giorni sto progettando e realizzando un sito per un piccolo cantiere nautico. Ovviamente le premesse erano le solite: sito "economico", facilmente reperibile sui motori di ricerca, veloce da caricare (anche perchè il committente vive in zona non coperta da ADSL), un sito professionale , ma "simpatico". Non ha detto "accattivante" perchè la parola non fa parte del bagaglio linguistico regionale del cliente, ma sono sicuro che lo vorrebbe così. Le prime pagine realizzate gli piacciono, ma… non ci si potrebbe mettere in home page quella foto che a lui piace tanto? Una foto che è impossibile inserire dato il taglio, ma che faccio i salti mortali per mettergliela comunque.
Vede il risultato e … in effetti non ci sta bene dichiara… ma… allora non ci si potrebbe mettere una musichina di sottofondo? UNA MUSICHINA DI SOTTOFONDO!?
Io, Signori della Corte, conoscendo i miei polli, ho messo su questo sito (e su altri, ahimè) animazioni Flash, video, animazioni .GIF, tutto quello che sapevo gli sarebbe piaciuto.
Per questo dunque, confesso, ho spesso derogato ad ogni buona norma di web design, di buon senso ed anche di buon gusto, ma LA MUSICHINA DI SOTTOFONDO NO! Fino a quel punto di bassezza morale no. Mi sono categoricamente rifiutato.
Per questo, Signori della Corte, onorevoli giurati, per questo sussulto di dignità professionale, che sepro mi valga come umile attenuante, chiedo di essere assolto.
 Dopo lunga e sofferta riunione in Camera di Consiglio, la Corte ha deliberato quanto segue: L’imputato non è condannabile!
La motivazione della sentenza è la seguente: nonostante l’imputato abbia consapevolmenete inflitto significative sofferenze al “Committente”, in virtù del fatto che un numero assai maggiore di sofferenze ha evitato e risparmiato alla pubblica comunità , ha acquistato un merito e un credito che ne impediscono la condanna! Insomma, il fatto è stato “fatto” ma il bene è salvo!