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Qualcosa da dirmi? info AT voodoobytes.info

Lo insegno da anni, che con le e-mail non si scherza, nel vero senso dell'espressione.

Insegno sempre ai miei studenti che le e-mail sono traditrici, sembra facile comunicare con le e-mail, due battute digitate in fretta e via: INVIA E RICEVI.

E invece le e-mail sono pericolose perchè mancano quegli elementi del discorso para-testuale che contribuiscono a completare, modificare e a volte a capovolgere il senso del discorso. Intendo, nel caso della comunicazione orale, espressioni del volto e postura del corpo (se in presenza), intonazioni della voce (se in absentia, per telefono, Skype).

E invece sono stato vittima anch'io qualche giorno fa di un caso particolare di questa distorsione, nel quale NON dovevo cadere.

Il fatto: un mio amico mi manda, come è solito fare, un' e-mail con la segnalazione di un sito con buffe immagini di gatti (questo se siete curiosi). Lo fa spesso di inviarmi vignette, filmatini, siti particolari, a volte anche anche un po' "osè", come si sarebbe detto una volta. E dunque niente di eccezionale.

Forse perchè poco addentro alla netiquette manda come sempre il messaggio a tanti suoi corrispondenti italiani e francesi (a me sconosciuti) mettendoli in chiaro nel campo A: della mail, cosicchè io posso vederli tutti. 1° errore, il suo. 

Decido, per una volta di burlarmi un po' di lui (generalmente non lo faccio, guardo cosa mi vuole segnalare, oppure cancello direttamente). Ridendo castigat mores, penso.

Rispondo al messaggio più o meno così (era in francese, ma ve lo traduco in italiano): 

 

"Buongiono Signore e Signori,

come voi tutti sono il fortunato destinatario di tutte queste mail del mio amicone S.Z. 

Mi permetto di scrivervi perchè S., in contravvenzione alle norme della Netiquette diffonde gli indirizzi e-mail di noi tutti, dunque mi sento un po' come in famiglia.

Volevo dirvi che sono particolarmente affezionato a S., abbiamo condiviso un periodo molto particolare della nostra vita (chiedere a lui per i dettagli).

Dunque sono contento se si diverte e passa piacevolmente il suo tempo sul Web. 

 

Ma, vi domando, non avete anche voi a volte l' impressione che S. NON ABBIA MOLTO DI MEGLIO DA FARE nelle sue lunghe giornate in un ufficio probabilmente vuoto e dove il telefono non suona mai?

 

Comunque, continua così S., non sei solo, dai! 

Grazie della vostra attenzione, ecc. ecc."

Mi sembrava una letterina lieve ed ironica, canzonatoria, ma non offensiva e soprattutto innocua. Per aggiungere un po' di burla scrivo, facendo "rispondi a tutti" anche TUTTI i destinatari della mail! 2° errore, mio.

E invio.

Non passano 5 minuti che mi telefona furioso il mio amico (?) S.Z.

"Ma ti sei impazzito? Ti rendi conto cosa hai fatto? Ti leggi quando scrivi? C'erano una cinquantina di indirizzi anche di lavoro! ! ! E tu parli di un ufficio vuoto dove non faccio un c…o!!!". (coda di paglia?)
3° errore, suo. Aveva mandato quella sua mail, tutto fuor chè professionale, a amici e clienti/fornitori.

Dato il tenore e l'ogetto di quella sua mail e delle decine di precedenti tutto pensavo fuorchè inviasse simili "bischerate" anche ai contatti di lavoro importanti. Comunque 4° errore, mio.

La cosa poi si è ricomposta, lui si è calmato, io mi sono doverosamente scusato perchè comunque non dovevo usare gli indirizzi che lui aveva sbadatamente messo a disposizione.  Alla mia mail qualcuno ha scritto a S. dicendo che "con un amico così, non hai  bisogno di nemici!!!" confermando il fatto che è molto difficile (e pericolosissimo) fare dello spirito o dell'ironia per e-mail, soprattutto con sconosciuti.

Altri, per fortuna, più spiritosi (e italiani!, non per sciovinismo… Wink) aderivano alla mia canzonatura.

Il mio amico (?) S.Z. ed io abbiamo ognuno avuto una bella lezione…

Quando si scriveva su carta e per posta si aveva il tempo di leggere e rileggere, magari fare brutte copie, pensarci bene prima di impostarla. A volte ci si doriva sù una notte. Lo stesso si dovrebbe fare con le e-mail. Scriverle, aspettare qualche ora, rileggerle, correggerle, e se proprio veramente convinti che non ci siano ambiguità, spedirle.

Concludo citando un' intervista di Repubblica a Umberto Eco e Roger Chartier del 12 maggio 1999, che vi consiglio di leggere per intero, perché parla della scrittura e della lettura ai tempi di Internet (io lo presa sul sito della guru italiana dello scrivere per Internet, Luisa Carrada, www.mestierediscrivere.com):

"Cosa fa l'e-mail? Prima soluzione: in un universo in cui non si scrivevano più lettere e si telefonava, adesso la gente scrive. Seconda soluzione, opposta: quando rispondevo a una lettera, io prima scrivevo: "Caro monsieur Chartier, ho ricevuto la sua graditissima lettera con l'invito a partecipare al convegno. Sono estremamente dolente di doverle dire che non posso venire, eccetera". Adesso, con l' e-mail, scrivo: "Non posso". E lui non si offende, perché questo fa parte di una nuova etichetta. Allora, è vero che l'e-mail riduce l'epistolografia, però è anche vero che con l'e-mail possiamo scriverci ogni giorno, mentre prima ci saremmo scritti una volta l'anno. Recentemente, a un mio collega che via e-mail mi invitava a un convegno, ho risposto che quel convegno mi sembrava una stupidaggine. A sua volta, lui mi ha risposto insultandomi. In breve, è venuto fuori un epistolario filosofico, e entrambi ci siamo chiesti: perché non pubblicarlo in luogo del convegno? Dunque non si sa se l'e-mail sia l'azzeramento della corrispondenza o il ritorno alla corrispondenza, la compressione fino all'essenziale della lettera o la nascita di una nuova epistolografia. O tutt'e due le cose insieme."

2 Responses to “Non si scherza con le e-mail”

  1. on 01 Dic 2006 at 19:59 stefano

    Buongiorno,

    Sono lo S.Z. in questione e volevo aggiungere il mio punto di vista personale sulla storia.

    E’ che io, malgrado la net-etichetta o quant’altro, continuo ad essere per le liste aperte, anche per le cretinate che si scambiano via net.
    Raccontavo a VoodooBytes che una mia ex aveva potuto organizzare una cena-sorpresa di compleanno per me proprio grazie al fatto di essere destinataria di mail collettive e trasparenti !! Come raggiungere altrimenti i miei amici ? (non eravamo assieme da abbastanza tempo perché lei avesse il telefono di tutti)
    Penso che ci sia una filosofia dello scambio dell’informazione ed una della ritenzione dell’informazione. Di questo la trasparenza - o meno - dei destinatari fa parte. Poi tutto sta a farne buon utilizzo …

    Seconda cosa : VoodooBytes dice nell’articolo che “dato il tenore delle decine di precedenti …” Questo è sbagliato !! Se avesse fatto più attenzione alle mailing list avrebbe notato che in ogni mia mail collettiva la lista era diversa. Perché ce ne sono che richiedono più confidenza, ce ne sono che vanno più - o solo - ai maschietti ed altre alle ragazze, altre ancora hanno allegati pesanti e non si possono mandare a chi non ha la banda larga, …
    La mail in questione sui micî è particolarmente neutra nei contenuti (no sex), non poteva rompere le scatole a nessuno (perché era solo un link da cliccare o meno), quindi la lista era particolarmente larga.
    Quindi (altra morale) : non è perché qualcuno manda mail scabrose a mailing list collettive che la mailing list collettiva di un ulteriore mail non scabrosa è fatta solo di amiconi da bar…

    Altro punto : la riflessione di VoodooBytes sulla nazionalità e le reazioni è giusta. Ma non penso sia questione di sciovinismo, piuttosto di humour e fattore culturale. Il suo humour (che metteva in questione lo spessore professionale e l’attivismo sul lavoro dell’interlocutore) poteva passare in Italia, ma assolutamente non in Francia !!
    E’ certo che se i destinatari fossero stati solo italiani io non avrei reagito cosi’ (vivo in Francia da vent’anni e posso confermare che i francesi non mancano di sense of humour), ma mi sono reso conto subito che in francese “non passava”.

    Infine, ho fatto notare a VoodooBytes che non poteva comunque dirsi convinto (lo scrive proprio qui) del carattere “lieve, ironico ed innocuo” di una letterina indirizzata a 30 persone in cui si fa menzione di qualcuno che queste 30 persone conoscono chiedendo se “non avete anche voi a volte l’ impressione che S. NON ABBIA MOLTO DI MEGLIO DA FARE nelle sue lunghe giornate in un ufficio probabilmente vuoto e dove il telefono non suona mai?”
    Perché per qualcuno che è in libera professione, in un mestiere dove le relazioni sono (quasi) tutto, scrivere in questi termini a tutti i suoi contatti (anche solo amicali) si apparenta da vicino ad un “character assassination” …

    Lasciando da parte l’episodio, sono assolutamente d’accordo con il principio affermato da VoodooBytes che “con le mail non si scherza” (e malgrado cio’, tutti lo facciamo e continueremo a farlo).

    Ero personalmente arrivato alla stessa conclusione (l’importanza dell’assenza degli elementi paratestuali) ragionando sullo scambio che costituisce la prima fase del contatto sui siti internet d’incontri.
    Avendo un po’ frequentato alcuni di questi in un certo periodo della mia vita, mi ero presto detto che bisognava molto rapidamente passare alla “fase 2″ (il telefono) e ancora più rapidamente alla “fase 3″ (il contatto vero, faccia a faccia). Questo perché la comunicazione scritta è comunque una comunicazione monca, parziale e soprattutto poco emozionale. Ora, cosa conta di più nella prospettiva relazionale tra due persone se non lo scambio emotivo ?

    Per ovviare all’assenza di tali elementi, non ho trovato altra soluzione che fare grande uso di smileys e di punteggiatura. So che caricano il testo in maniera sconcia e anche un po’ post-adolescenziale, ma è l’unica maniera inventata sinora per esprimere qualcosa di più che le nude parole …

  2. on 02 Dic 2006 at 17:20 Voodoobytesman

    Bene,
    ringrazio S.Z. (non sono le sue vere iniziali, cerchiamo di non fare più danni del necessario) per aver contribuito pubblicamente a questo che sta diventando un “case study” interessante.

    Continuo ad avere perplessità su certe scelte ed opinioni di S., ma appunto perchè si tratta di weltanschauung personale e siccome non offendono o fanno violenza ad alcuno debbo rispettarle.
    Non voglio dilungare qui la polemica (nell’accezione filosofica del termine).

    Quel che qui mi preme riconoscere è il fatto che S. ha evidenziato un aspetto che, come antropologo culturale, non avrei dovuto sottovalutare, ovvero la differenza “culturale” tra noi ed i francesi (vedi mio articolo “Home, ma non proprio…” del 18 ottobre scorso).
    E’ vero, nelle comunicazioni, in tutte le comunicazioni dunque anche le mail bisogna tener conto delle differenze culturali. Invece le si sottovalutano ingannati dall’effetto livellante e globalizzante del medium (Internet).
    Quello che a noi italiani sembra spiritoso o comunque perdonabile, (anche perchè fa riferimeno ad un universo semiologico condiviso) può offendere, sorprendere, o far risentire altre culture (magari un po’ più formali, quali, me ne sto accorgendo anche in altri campi, quella francese) e che hanno altri parametri per stabilire ove sia il “punto di non ritorno”.
    E viceversa ovviamente.

    La mia esperienza mi dice che per esempio con gli americani (da tempo più avvezzi la medium?) si scherza per mail più facilmente, con gli inglesi ed i sudamericani anche, con i germanofoni dipende, con gli orientali poco…

    Dopo un anno di vita francese mi si conferma dunque con questo episodio che lo svillupo e l’uso diffuso del Web in Francia ha preso una piega diversa da quella italiana. In Francia la comunicazione via Rete, siti, mail, ecc. mi sembra comunque molto “serieuse”, seriosa, mentre in Italia, e qui posso parlare con completa cognizione di causa c’è una certa mediterranea “insostenibile leggerezza del byte”.

    Che ne pensano i miei 12 lettori di manzoniana memoria?

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