<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress/2.1.3" -->
<rss version="2.0" 
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">
<channel>
	<title>Commenti a: Non si scherza con le e-mail</title>
	<link>http://www.voodoobytes.info/non-si-scherza-con-le-e-mail/</link>
	<description>ovvero: un antropologo fra i bytes</description>
	<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 16:31:01 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.1.3</generator>

	<item>
		<title>Di: stefano</title>
		<link>http://www.voodoobytes.info/non-si-scherza-con-le-e-mail/#comment-27</link>
		<author>stefano</author>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 17:59:42 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.voodoobytes.info/non-si-scherza-con-le-e-mail/#comment-27</guid>
					<description>Buongiorno,

Sono lo S.Z. in questione e volevo aggiungere il mio punto di vista personale sulla storia.

E' che io, malgrado la net-etichetta o quant'altro, continuo ad essere per le liste aperte, anche per le cretinate che si scambiano via net. 
Raccontavo a VoodooBytes che una mia ex aveva potuto organizzare una cena-sorpresa di compleanno per me proprio grazie al fatto di essere destinataria di mail collettive e trasparenti !! Come raggiungere altrimenti i miei amici ? (non eravamo assieme da abbastanza tempo perché lei avesse il telefono di tutti)
Penso che ci sia una filosofia dello scambio dell'informazione ed una della ritenzione dell'informazione. Di questo la trasparenza - o meno - dei destinatari fa parte. Poi tutto sta a farne buon utilizzo ...

Seconda cosa : VoodooBytes dice nell'articolo che "dato il tenore delle decine di precedenti ..." Questo è sbagliato !! Se avesse fatto più attenzione alle mailing list avrebbe notato che in ogni mia mail collettiva la lista era diversa. Perché ce ne sono che richiedono più confidenza, ce ne sono che vanno più - o solo - ai maschietti ed altre alle ragazze, altre ancora hanno allegati pesanti e non si possono mandare a chi non ha la banda larga, ...
La mail in questione sui micî è particolarmente neutra nei contenuti (no sex), non poteva rompere le scatole a nessuno (perché era solo un link da cliccare o meno), quindi la lista era particolarmente larga. 
Quindi (altra morale) : non è perché qualcuno manda mail scabrose a mailing list collettive che la mailing list collettiva di un ulteriore mail non scabrosa è fatta solo di amiconi da bar...
 
Altro punto : la riflessione di VoodooBytes sulla nazionalità e le reazioni è giusta. Ma non penso sia questione di sciovinismo, piuttosto di humour e fattore culturale. Il suo humour (che metteva in questione lo spessore professionale e l'attivismo sul lavoro dell'interlocutore) poteva passare in Italia, ma assolutamente non in Francia !! 
E' certo che se i destinatari fossero stati solo italiani io non avrei reagito cosi' (vivo in Francia da vent'anni e posso confermare che i francesi non mancano di sense of humour), ma mi sono reso conto subito che in francese "non passava".
 
Infine, ho fatto notare a VoodooBytes che non poteva comunque dirsi convinto (lo scrive proprio qui) del carattere "lieve, ironico ed innocuo" di una letterina indirizzata a 30 persone in cui si fa menzione di qualcuno che queste 30 persone conoscono chiedendo se "non avete anche voi a volte l' impressione che S. NON ABBIA MOLTO DI MEGLIO DA FARE nelle sue lunghe giornate in un ufficio probabilmente vuoto e dove il telefono non suona mai?" 
Perché per qualcuno che è in libera professione, in un mestiere dove le relazioni sono (quasi) tutto, scrivere in questi termini a tutti i suoi contatti (anche solo amicali) si apparenta da vicino ad un "character assassination" ... 

Lasciando da parte l'episodio, sono assolutamente d'accordo con il principio affermato da VoodooBytes che "con le mail non si scherza" (e malgrado cio', tutti lo facciamo e continueremo a farlo).

Ero personalmente arrivato alla stessa conclusione (l'importanza dell'assenza degli elementi paratestuali) ragionando sullo scambio che costituisce la prima fase del contatto sui siti internet d'incontri. 
Avendo un po' frequentato alcuni di questi in un certo periodo della mia vita, mi ero presto detto che bisognava molto rapidamente passare alla "fase 2" (il telefono) e ancora più rapidamente alla "fase 3" (il contatto vero, faccia a faccia). Questo perché la comunicazione scritta è comunque una comunicazione monca, parziale e soprattutto poco emozionale. Ora, cosa conta di più nella prospettiva relazionale tra due persone se non lo scambio emotivo ?

Per ovviare all'assenza di tali elementi, non ho trovato altra soluzione che fare grande uso di smileys e di punteggiatura. So che caricano il testo in maniera sconcia e anche un po' post-adolescenziale, ma è l'unica maniera inventata sinora per esprimere qualcosa di più che le nude parole ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno,</p>
<p>Sono lo S.Z. in questione e volevo aggiungere il mio punto di vista personale sulla storia.</p>
<p>E&#8217; che io, malgrado la net-etichetta o quant&#8217;altro, continuo ad essere per le liste aperte, anche per le cretinate che si scambiano via net.<br />
Raccontavo a VoodooBytes che una mia ex aveva potuto organizzare una cena-sorpresa di compleanno per me proprio grazie al fatto di essere destinataria di mail collettive e trasparenti !! Come raggiungere altrimenti i miei amici ? (non eravamo assieme da abbastanza tempo perché lei avesse il telefono di tutti)<br />
Penso che ci sia una filosofia dello scambio dell&#8217;informazione ed una della ritenzione dell&#8217;informazione. Di questo la trasparenza - o meno - dei destinatari fa parte. Poi tutto sta a farne buon utilizzo &#8230;</p>
<p>Seconda cosa : VoodooBytes dice nell&#8217;articolo che &#8220;dato il tenore delle decine di precedenti &#8230;&#8221; Questo è sbagliato !! Se avesse fatto più attenzione alle mailing list avrebbe notato che in ogni mia mail collettiva la lista era diversa. Perché ce ne sono che richiedono più confidenza, ce ne sono che vanno più - o solo - ai maschietti ed altre alle ragazze, altre ancora hanno allegati pesanti e non si possono mandare a chi non ha la banda larga, &#8230;<br />
La mail in questione sui micî è particolarmente neutra nei contenuti (no sex), non poteva rompere le scatole a nessuno (perché era solo un link da cliccare o meno), quindi la lista era particolarmente larga.<br />
Quindi (altra morale) : non è perché qualcuno manda mail scabrose a mailing list collettive che la mailing list collettiva di un ulteriore mail non scabrosa è fatta solo di amiconi da bar&#8230;</p>
<p>Altro punto : la riflessione di VoodooBytes sulla nazionalità e le reazioni è giusta. Ma non penso sia questione di sciovinismo, piuttosto di humour e fattore culturale. Il suo humour (che metteva in questione lo spessore professionale e l&#8217;attivismo sul lavoro dell&#8217;interlocutore) poteva passare in Italia, ma assolutamente non in Francia !!<br />
E&#8217; certo che se i destinatari fossero stati solo italiani io non avrei reagito cosi&#8217; (vivo in Francia da vent&#8217;anni e posso confermare che i francesi non mancano di sense of humour), ma mi sono reso conto subito che in francese &#8220;non passava&#8221;.</p>
<p>Infine, ho fatto notare a VoodooBytes che non poteva comunque dirsi convinto (lo scrive proprio qui) del carattere &#8220;lieve, ironico ed innocuo&#8221; di una letterina indirizzata a 30 persone in cui si fa menzione di qualcuno che queste 30 persone conoscono chiedendo se &#8220;non avete anche voi a volte l&#8217; impressione che S. NON ABBIA MOLTO DI MEGLIO DA FARE nelle sue lunghe giornate in un ufficio probabilmente vuoto e dove il telefono non suona mai?&#8221;<br />
Perché per qualcuno che è in libera professione, in un mestiere dove le relazioni sono (quasi) tutto, scrivere in questi termini a tutti i suoi contatti (anche solo amicali) si apparenta da vicino ad un &#8220;character assassination&#8221; &#8230; </p>
<p>Lasciando da parte l&#8217;episodio, sono assolutamente d&#8217;accordo con il principio affermato da VoodooBytes che &#8220;con le mail non si scherza&#8221; (e malgrado cio&#8217;, tutti lo facciamo e continueremo a farlo).</p>
<p>Ero personalmente arrivato alla stessa conclusione (l&#8217;importanza dell&#8217;assenza degli elementi paratestuali) ragionando sullo scambio che costituisce la prima fase del contatto sui siti internet d&#8217;incontri.<br />
Avendo un po&#8217; frequentato alcuni di questi in un certo periodo della mia vita, mi ero presto detto che bisognava molto rapidamente passare alla &#8220;fase 2&#8243; (il telefono) e ancora più rapidamente alla &#8220;fase 3&#8243; (il contatto vero, faccia a faccia). Questo perché la comunicazione scritta è comunque una comunicazione monca, parziale e soprattutto poco emozionale. Ora, cosa conta di più nella prospettiva relazionale tra due persone se non lo scambio emotivo ?</p>
<p>Per ovviare all&#8217;assenza di tali elementi, non ho trovato altra soluzione che fare grande uso di smileys e di punteggiatura. So che caricano il testo in maniera sconcia e anche un po&#8217; post-adolescenziale, ma è l&#8217;unica maniera inventata sinora per esprimere qualcosa di più che le nude parole &#8230;</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Di: Voodoobytesman</title>
		<link>http://www.voodoobytes.info/non-si-scherza-con-le-e-mail/#comment-28</link>
		<author>Voodoobytesman</author>
		<pubDate>Sat, 02 Dec 2006 15:20:56 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.voodoobytes.info/non-si-scherza-con-le-e-mail/#comment-28</guid>
					<description>Bene,
ringrazio S.Z. (non sono le sue vere iniziali, cerchiamo di non fare più danni del necessario) per aver contribuito pubblicamente a questo che sta diventando un "case study" interessante.

Continuo ad avere perplessità su certe scelte ed opinioni di S., ma appunto perchè si tratta di weltanschauung personale e siccome non offendono o fanno violenza ad alcuno debbo rispettarle. 
Non voglio dilungare qui la polemica (nell'accezione filosofica del termine).

Quel che qui mi preme riconoscere è il fatto che S. ha evidenziato un aspetto che, come antropologo culturale, non avrei dovuto sottovalutare, ovvero la differenza "culturale" tra noi ed i francesi (vedi mio articolo "Home, ma non proprio…" del 18 ottobre scorso).
E' vero, nelle comunicazioni, in tutte le comunicazioni dunque anche le mail bisogna tener conto delle differenze culturali. Invece le si sottovalutano ingannati dall'effetto livellante e globalizzante del medium (Internet).
Quello che a noi italiani sembra spiritoso o comunque perdonabile, (anche perchè fa riferimeno ad un universo semiologico condiviso) può offendere, sorprendere, o far risentire altre culture (magari un po' più formali, quali, me ne sto accorgendo anche in altri campi, quella francese) e che hanno altri parametri per stabilire ove sia il "punto di non ritorno".
E viceversa ovviamente.

La mia esperienza mi dice che per esempio con gli americani (da tempo più avvezzi la medium?) si scherza per mail più facilmente, con gli inglesi ed i sudamericani anche, con i germanofoni dipende, con gli orientali poco...

Dopo un anno di vita francese mi si conferma dunque con questo episodio che lo svillupo e l'uso diffuso del Web in Francia ha preso una piega diversa da quella italiana. In Francia la comunicazione via Rete, siti, mail, ecc. mi sembra comunque molto "serieuse", seriosa, mentre in Italia, e qui posso parlare con completa cognizione di causa c'è una certa mediterranea "insostenibile leggerezza del byte".

Che ne pensano i miei 12 lettori di manzoniana memoria?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene,<br />
ringrazio S.Z. (non sono le sue vere iniziali, cerchiamo di non fare più danni del necessario) per aver contribuito pubblicamente a questo che sta diventando un &#8220;case study&#8221; interessante.</p>
<p>Continuo ad avere perplessità su certe scelte ed opinioni di S., ma appunto perchè si tratta di weltanschauung personale e siccome non offendono o fanno violenza ad alcuno debbo rispettarle.<br />
Non voglio dilungare qui la polemica (nell&#8217;accezione filosofica del termine).</p>
<p>Quel che qui mi preme riconoscere è il fatto che S. ha evidenziato un aspetto che, come antropologo culturale, non avrei dovuto sottovalutare, ovvero la differenza &#8220;culturale&#8221; tra noi ed i francesi (vedi mio articolo &#8220;Home, ma non proprio…&#8221; del 18 ottobre scorso).<br />
E&#8217; vero, nelle comunicazioni, in tutte le comunicazioni dunque anche le mail bisogna tener conto delle differenze culturali. Invece le si sottovalutano ingannati dall&#8217;effetto livellante e globalizzante del medium (Internet).<br />
Quello che a noi italiani sembra spiritoso o comunque perdonabile, (anche perchè fa riferimeno ad un universo semiologico condiviso) può offendere, sorprendere, o far risentire altre culture (magari un po&#8217; più formali, quali, me ne sto accorgendo anche in altri campi, quella francese) e che hanno altri parametri per stabilire ove sia il &#8220;punto di non ritorno&#8221;.<br />
E viceversa ovviamente.</p>
<p>La mia esperienza mi dice che per esempio con gli americani (da tempo più avvezzi la medium?) si scherza per mail più facilmente, con gli inglesi ed i sudamericani anche, con i germanofoni dipende, con gli orientali poco&#8230;</p>
<p>Dopo un anno di vita francese mi si conferma dunque con questo episodio che lo svillupo e l&#8217;uso diffuso del Web in Francia ha preso una piega diversa da quella italiana. In Francia la comunicazione via Rete, siti, mail, ecc. mi sembra comunque molto &#8220;serieuse&#8221;, seriosa, mentre in Italia, e qui posso parlare con completa cognizione di causa c&#8217;è una certa mediterranea &#8220;insostenibile leggerezza del byte&#8221;.</p>
<p>Che ne pensano i miei 12 lettori di manzoniana memoria?</p>
]]></content:encoded>
				</item>
</channel>
</rss>
