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Qualcosa da dirmi? info AT voodoobytes.info

Una volta, anni fa, all'inizio della mia carriera, un cliente mi commissionò un sito su argomento di cui ignoravo tutto. Trattavasi di campionato minore di corse automobilistiche.

Gli chiesi allora le immagini, i testi, le schede tecniche delle auto e quelle dei piloti, il calendario gare, quali voci doveva comprendere il menu, i dati per la registrazione del sito, le keywords per i motori di ricerca, ecc. Tutto quello insomma che mi serviva per riempirlo, questo sito…

Mi domandò perplesso e molto seriamente: "Ma se devo fare tutto io che la pago fare?"

E cominciò così la serie di volte in cui mi sono dovuto confrontare con la sorpresa del committente nel doversi mettere al lavoro.
Quella domanda era infatti sintomatica del fatto che spesso la "gente" vuole un sito e non si rende conto che è un lavoro impegnativo e che il consulente web (io) è solo appunto qualcuno che offre soluzione tecniche, grafiche e di architettura delle inormazioni, ma che non può produrre i contenuti. 

In fondo fare un sito è una sorta di autoanalisi in cui il committente può scoprire  che: 

  1. ha da dire qualcosa , ma non sa come…
  2. ha da dire qualcosa , ma non sa bene cosa
  3. non ha da dire nulla, ma non lo sa (e lo vuole lo stesso)

In tutti questi casi il consulente può aiutarlo, tecnicamente e, non è raro, psicologicamente, ma non può sostituirsi al committente nel generare contenuti. A meno che non ci siano budget che contemplino il coinvolgimento di scrittori, ricercatori, esperti del settore, fotografi, ecc. Il che è molto raro…

Non devo essere il solo ad aver scoperto questa torsione commerciale. Sofia Postai, che è Sofia Postai, ci ha scritto anni fa un libro, Il mestiere del Web. Manuale di sopravvivenza per web designer e committenti

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