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Canta che ti passaParafraso il terribile motto concentrazionario perchè ho visto su una rivista francese una pagina pubblicitaria (che riporto parzialmente accanto).

E' della società Singcity che propone i suoi servizi per "rinsaldare le équipes aziendali grazie ad originali animazioni" con un "ventaglio di attività di team building e animazioni su misura: registrazioni di canzoni in studio, corali e concerti aziendali, allestimento di commedie musicali e tante altre idee!"

Questa società ha fatto suo il detto che "non esistono problemi, ma solo opportunità". C'è la crisi? Comprate i nostri servizi, vi facciamo cantare i dipendenti, che così son più allegri (mentre voi dirigenti pensate a quanti licenziarne, mobilitarne, cassintegrarne…)

(Sia detto per inciso: qui ho preso spunto da una società francese, ma ovviamente società che offrono servizi del genere esistono anche in Italia e nel mondo, basta una semplice ricerca Google per trovarne a bizzeffe).

"Volete ricompensare i vostri dipendenti in maniera originale o proporgli attività ludiche inedite? [...] Mettete in evidenza il talento dei vostri impiegati e decomplessate i più riservati in scena o in studio. Siete alla ricerca di strumenti originali per lavorare sulla comunicazione attraverso la voce, il parlare in pubblico, l'espressione corporale e vocale?"

Come sono fortunato, mi son subito detto. Lavoro in proprio. Non passerò mai più (spero) da situazioni del genere. Non vorrei proprio trovarmi ad essere dipendente di un'azienda, vieppiù se in crisi, che crede bene di motivarmi facendomi cantare e zompettare davanti ai colleghi sotto la sferza di sorridenti, ma inflessibili comportamentisti.

Lo dico con cognizione di causa perchè in un altra vita ci sono passato anch'io da iniziative aziendali del genere. Alle quali ho partecipato, quasi sempre "obtorto collo" (dunque facendomi odiare dalla direzione). Qualche esempio:

  • fine settimana aziendali, in cui "alles zusammen" (tutti insieme, m'è presa sul tedesco oggi), si rifletteva sul "chi siamo e dove andiamo", rovinando così il riposo settimanale di tutti i dipendenti. La partecipazione era ovviamente facoltativa, ma guai a non aderire. Ricordo con piacere solo l'intervento di un dirigente, fedelissimo all'azienda, ma sempre un po' stravagante (sublimava così l'obbedienza incondizionata), che invece del soltito discorsino su i valori, la mission, la vision, i risultati dell'azienda e il 'volemose bene' di routine lesse inaspettatamente un brano di un giallo di Agatha Christie (o era Ellery Queen?) concludendo con un rapido e criptico raffronto con la nostra situazione.
  • stages di motivazione e di estrinsecazione (e valutazione) della personalità, tenuti da uno svizzero, il che già mi puzzava, sia detto senza offesa ai vicini elvetici, anche perchè sembrava proprio il Professor Kranz ("tòfina che fiene voi adesso!") di fantozziana memoria. Ci obbligava a improvvisare performance, scatenando traumi terribili ai timidi (che come tali venivano diligentementi schedati come poco reattivi ed inadatti a ruoli più elevati) e in cui venivamo invitati a sputtanarci pubblicamente l'un l'altro…
  • corsi di time management, ovvero tre giorni tutti in aula a imparare come usare un agendina. Si avete capito bene, un' agendina, venduta profumatamente, corso incluso, Daruma all'azienda, per tutti i dipendenti, circa 300, ma se ben ricordo  con contributi della Comunità Europea.
    Se avessimo usato questa agendina, saremmo stati tutti più organizzati, efficienti, produttivi (ovviamente) e dunque più felici.
    E il tutor ci elargiva perle motivazionali del tipo: "Di tanto in tanto, la mattina mettete la sveglia un'ora (!!!) prima e fate l'amore con il vostro partner. (ma di che cavolo si immischia, pensai subito). Ne sarà piacevolmente sorpeso e voi affronterete più tonici e rilassati la giornata!" (e se il partner si girava dall'altra parte con un bel vaffa, come avremmo affrontato la giornata?)
    E abbiamo appreso anche ad usare anche una sorta di bambolottino con gli occhi bianchi, senza pupille, un po' inquietante. Il Daruma, strumento di una tecnica ispirata alla tradizione giapponese volta a focalizzarci sugli obiettivi. Si teneva 'sto coso sulla scrivania (chi l'aveva) ed il suo sguardo vuoto doveva essere un continuo monito alle cose che avremmo dovuto fare e non avevamo ancora fatto. Ad ogni passo in avanti nel completamento dei compiti che ci eravamo imposti si poteva (doveva) disegnare una pupilla, poi l'altra, per ottenere un pupazzo con un fiero sguardo a significarci la soddisfazione del Daruma per il raggiungimento del nostro obiettivo. Per qualche mese i dipendenti più zelanti sfoggiavano agendina e pupazzetti, poi a poco a poco son finiti nei cassetti più bassi delle scrivanie ed ognuno è tornato ai suoi vecchi disorganizzatissimi sistemi. 

Come dicevo, un lontano passato.

Ma cantare, propongono ancora (canta che ti passa), anche se va tutto a scatafascio. Mi verrebbe in mente un paragone terribile (per continuare nella serie Arbeit macht…), ma non lo voglio fare. Per decenza e prudenza, non si sa mai.

Preferisco una litote icastica: l' orchestrina di bordo deve continuare a suonare per tranquillizzare i passeggeri mentre la nave ha già urtato l'iceberg…

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