Bad filing (sic)
Giugno 23rd, 2007 by Voodoobytesman
Connessioni satellitari, HDSL, reti wi-fi, broadband … è la parte solare e lucente della faccenda. Ma in fondo in fondo è poi tutta e solo una questione di fili(ing).
Buttate un'occhio sotto il vostro tavolo e guardate l'intrico di fili (cavi) che avete. E' qui che comincia (o finisce) la grande Rete. Sono le polverose terminazioni vascolari e neuronali di Internet che si sono installate a casa vostra. Sono le capillari radici di una giungla sub-domestica e da battiscopa che strisciano strisciano fra i vostri piedi, dietro le vostre cassettiere, alimentandosi di attoniti acari, vecchi floppy in decomposizione, post-it sbiaditi con appunti geroglifici di chissà quale importanza, un caos da stiva di astronave aliena (cfr. Alien, il film) e sul quale oramai preferite NON soffermare lo sguardo, sapendo che un giorno dovrete scendere laggiù in quelle viscere elettriche (ancora l'opposizione Natura / Cultura).
E quando arriverete laggiù, quel giorno, e vi renderete conto che quei labirintici cavi sono impossibili da liberare dalla polvere, arduo ricordarsi quale serve a cosa (a volte se ne trovano che partono nel nulla e finiscono nel nulla), vestigia ombelicali di devices che furono e che illo tempore vi parvero e forse erano al'avanguardia, quando sarete laggiù, stanchi, confusi da un ambiente inospitale e straniero, sudati e impolverati, con le batterie della vostra pilina da esploratori che si sta affievolendo, con l'alito caldo della ventola di raffreddamento del PC che non avete spento (tanto per lasciare una traccia in caso di scomparsa), rannicchiati scomodi sotto il tavolo, vi chiederete se veramente era necessaria questa spedizione sul fondo del vostro pavimento (non più pulito dal giorno in cui si è installato in casa quel computer), nel Cuore di Tenebra della vostra piccola risibile rete domestica.
Laggiù, in mancanza d'aria, una sola cosa anelerete: lasciare tutto com'è, abbandonare sul fondale inospitale il cacciavitino che pensavate vi servisse e come un apneista imbranato risalire a palla in superficie rischiando l'embolia, e lasciare per qualche lustro ancora che laggiù si viva una vita a voi sconosciuta (e terrifica) con la sola speranza che continuino a passare dai quei budelli in lento movimento dati ed elettricità.
E, aggrappati ai bordi della vostra scrivania, come ad un salvifico canotto pneumatico su un cupo oceano, sarà tutto quel che chiederete all'Abisso e non oserete più sfidarlo…