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Qualcosa da dirmi? info AT voodoobytes.info

Questo non è un post.


Rieccomi. Dopo molto tempo. C'ero, ma pensavo ad altro.

Stavo vagando su un sito di commercio elettronico francese, roba di hi-fi, computer, elettroqualcosa, niente di entusiasmante, la routine del cyber-shopping (più per curiosare che per comprare vista l'aria di crisi), quando in mezzo alle tante rutilanti immagini degli oggetti hi-tech offerti leggo:

Ce texte n'existe pas

(questo testo non esiste)

MagritteResto basito, stupito, ammutolito (non è vero ero già muto, non parlo quando navigo nel web), rimango scimunito a fissare questo piccolo testo autoreferenziale e autonihilista. Si nega nel momento in cui si afferma. O il contrario, fate voi.

Mi viene in mente il famoso quadro La trahison des images di Magritte che riproduco qui accanto .

E mi chiedo: perchè questa frase sibillina, intrigante, inaspettata, fuorviante, magnetica esposta all'internauta?

Un improvviso estemporaneo momentaneo impulso poetico del povero disegnatore di pagine di questo sito, costretto ogni giorno a reimpostarle con nuovi prodotti?

Un errore di query con un messaggio di errore di ammiccante ambiguità? 

Non lo sapro mai, perchè è apparso un attimo, poi ho cambiato pagina, quasi per pudore d fronte a questo atto di rivolta dadaista (di un umano o di un server, poco importa) o forse per paura di essere attirato in quel buchino nero di non esistenza.

Quando, ripreso il fiato della sorpresa e l'intelletto, svagato dalla meraviglia, ho voluto ritrovarlo non c'era più. Quel testo non esiteva più, davvero, come aveva annunciato.

Un attimo di poesia (o follia, che con la prima divinamente confina), uno stordimento, uno straniamento (R. Jakobson), un sensuale tentennamento, un sibillino impedimento, un filosofico sragionamento, un pericoloso (ma quanto attraente) scivolamento nel non-sense, o che dir si voglia un olimpico annegamento del senso, un derapage semantique (sito francese è).

Un granello di imperfezione nell'ostrica di una pagina web che ha generato, probabilmente per un attimo, forse solo per me, un' incantevole perla.

Elettro-bufale ambientaliste


Gli amici di Gransassonews.it mi segnalano e chiedono lumi su Neroogle (mi secca un po' linkare questo sito, ma netiquette oblige…) .

Volevo inizialmente (vedi oltre) credere alla buona fede di coloro che hanno creato tale iniziativa ambientalista. Infatti sostengono che utilizzando Google con sfondo nero si risparmierebbero milioni di watt di energia e dunque si preserverebbe il pianeta dall'inquinamento. Mhm… idea apparentemente buona, ma come al solito faccio qualche ricerca (con Google, a sfondo bianco) e vengono confermate le mie ciniche perplessità. 

Oltre al fatto di essersi appropriati, come alcuni hanno giustamente osservato, di un logo non loro, hanno riflettuto costoro che sugli schermi LCD, che pare siano ora il 75% del mercato), uno sfondo nero non risparmia un fico secco? Leggete quanto dice, fra tanti altri, il solito ottimo blog anti-bufala di Paolo Attivissimo…

Ma non ero proprio sicuro che tale iniziativa (per altro non originale perchè ce n' erano già state di analoghe) fosse così benevola e disinteressata. No, per niente sicuro, mi puzzava.

Ho fatto una semplice prova, ho cercato qualcosa con tale black site e cosa ho trovato in testa alle ricerche? Link sponsorizzati Google!!! Elementare Watson!

Ovvero un facile modo di guadagno per i gestori del sito. Che hanno approfittato della buona fede (e della ingenuità) del popolo web.

E che hanno creato un cospicuo scambio di mail, chiamate Skype, post sui blog (incluso questo), visite al loro sito (!) aumentando così l'entropia del cyber-universo ed il consumo di watt… (Di cui mi ero già occupato in questo articolo)

Se proprio volevano farci risparmiare elettricità era senz'altro meglio se quel giorno, invece di dare inizio allo sviluppo della loro genialata non del tutto in buona fede, spengevano il computer  e andavano a farsi una bella passeggiata (o altro), con la speranza che dimenticassero per sempre la loro idea.

Se mi dai 100 euro…


Stavo frugando svogliatamente tra gli scaffali di Ebay Italia, da vero sfaccendato del web, quando l'occhio mi cade su un annuncio che offriva a 100 Euro un computer portatile SONY VAIO nuovo…

Mi sembra strano. Ci clicco.

L'annuncio completo diceva qualcosa del genere (ora è stato rimosso e dunque non posso linkarlo ne riportarlo esattamente):

"ATTENZIONE: LEGGETE BENE! Non vendo il portatile, ma metto all'asta, l'indirizzo del sito ove è possibile aggiudicarsi l'oggetto in questione"

e forniva anche un'immagine tratta dal misterioso sito (ma che lo rendeva immediatamente individuabile) che spiegava per sommi capi il meccanismo sottostante all'incredibile offerta. Che poi sarebbe quello dell'offerta unica più bassa. In altre parole, previo acquisto di "gettoni" da usare per ogni offerta, vince l'oggetto in questione, da una Porsche ad un asciugacapelli, chi fa l'offerta unica minore ed il solo a fare quell'offerta.

N'antro po' svengo! Come, c'era qualcuno che metteva all'asta l'indirizzo di un sito web ove, spendendo, potevi, forse, vincere un computer portatile. Trasecolo!

E la cosa più incredibile era che l'asta per questa preziosissima notizia, partita da un 0,01€ era già arrivata a 100€ con numerosi offerenti! Ovvero qualcuno era disposto a pagare per questa informazione! Informazione facilemente reperibile con una sempice ricerca Google.

Provate asta+ribasso ad esempio. E' il primo che viene. Si chiama comunque bidplaza.it, ma ce ne sono anche altri analoghi. Non è questa la sede, e non ho nememno voglia di analizzare il meccanismo, la veridicità e l'onestà di queste iniziative, per partecipare alle quali comunque ti viene chiesto dei soldi.

Quello che qui mi interessa, nelle mie ricerche antropologiche sul web, è soprattutto la "faccia tosta" di questo, anzi questa perchè era una donna (vedi oltre), che si vendeva la "dritta".

Un po' come se mettessi su Ebay "Al migliore offerente un sistema per fare 2-3000 euro al giorno" e poi, a chi vince l'asta, dico di andare a raccatare le monete lanciate dai turisti alla fontana di Trevi.

Oppure "Vendo a partire da 100€ l'informazione su come diventare milionari." (= Superenalotto).

In altre parole quello che mi sembrava sfacciato, e geniale, era il fatto di vendere:

  • 1. un' informazione dopotutto accessibile a tutti
  • 2. con l'aggiunta che non ti assicurava l'oggetto, ma la possibilità di averlo.

Al che non ho resistito e ho scritto a questo web-furbastro queste sentite, sincere parole: "Se riesci a farti pagare per un'informazione che tutti sanno o possono facilmente sapere sei un genio. Complimenti…"

Si è rivelata una inserzionista e mi ha gentilmente e candidamente risposto:

"Non ho fatto nè più nè meno di molti altri che puoi trovare su e-bay…la cosa però ha preso un piede che non mi piace perchè non mi aspettavo che l'asta partita da 1 cent potesse salire tanto e mi sento un po' in colpa…daltronde l'inserzione è chiara e quindi non so…"

Ed infatti aveva ragione. L'inserzione era chiara e non truffaldina. E se ne trovanoa ltre dello stesso tenore. Nella stessa sessione di vagabondaggio Ebay avevo anche trovato uno che ti vendeva l'informazione di come avere un portatile (genere che va molto) pagandolo a rate su bolletta Telecom…

Comunque la signora (o signorina, come si dicva un tempo) deve essersi spaventata davvero perchè, come aho anticipato, ha ritirato l'offerta. Peccato, doveva perseverare. 

Non so nemmeno se ci sono estremi legali di raggiro di incapaci in queste offerte. Bisognerebbe indagare, ma non credo. E fondamentalmente non riesco neppure a biasimare questi estrosi inserzionisti. Ricordate il film "Operazione San Gennaro" e la storia dei barattoli di "Aria di Napoli"?

No, mi sono quasi simpatici ed anzi penso che se qualcuno è così tonto da offrire soldi per certi generi di "beni" è giusto che ci sia qualcuno che se li prenda. Basta avere la faccia come il … 

Quando il buon web-design scontenta il cliente


Signori della Corte, Onorevoli giurati,

confesso, a volte, anzi spesso, predico bene e razzolo male, ma devo pur mangiare e tengo pure famiglia. Ed in molti casi è difficile restare puri ed onesti.

Lasciatemi spiegare fatti e antifattti, cause e moventi.

Ci sono costretto. Obbedisco agli ordini. (mhm… non dicevano così anche i gerarchi nazisti? Si comincia male…) 

Io sono un web designer, ovvero per dirla come magno, uno che progetta siti web. Mia madre non ha ancora capito bene cosa faccio, ma è comunque il mio lavoro. Ho per fortuna ancora clienti che mi chiedono di fare o rifare i loro siti web.

Ho anche insegnato ed ancora insegno materie quali "scrittura per il web", "buon web design", "ottimizzazione per i motori di ricerca" e soprattutto "usabilità" ed "accessibilità".

Chi è stato o è mio studente è pregato di non ascoltare oltre. Abbandoni  subito quest' aula di tribunale e vada in altri siti, questo ad esempio, ove la mia immagine non venga offuscata dalle abiezioni che sono costretto a confessare nella difesa che segue.

Queste belle materie, dicevo, contribuiscono alla diffusione di un "sapere web" che dovrebbe mutare il ciberspazio da un minestrone digitale ad un'universo creativo sì, ma con qualche norma di buon senso e di civismo (riduzione del "digital divide" per esempio). Ma tutte queste teorie e buone intenzioni si scontrano spesso con le richieste dei clienti. E si sa, per definizione il cliente ha sempre ragione.

Ed è soprattutto nella progettazione web, che il cliente vuole imporre la sua visione dl web. Vede il sito web come un ornamento della sua personalità o attività, fatto a sua immagine e somiglianza. Non sa bene a cosa gli serva un sito web, ma lo vuole fortissimamente. Non sa quello che vuole, ma ha idee molto precise a proposito! Mi ricorda spesso la barzelletta di quell'uomo che entrava in negozio di tessuti e chiedeva "una stoffa a righe, ma non a pallini, a fiori!".

Già dai primi contatti ricorrono immancabilmente alcune paroline che mi fanno correre un brivido lungo la schiena. Ovviamente il sito deve essere "economico", "semplice", ma altresì "dinamico" (intendendo elli con qualcosa che "si muova", non basato su tecnologie server-side), "colorato", "simpatico" con qualche "animazione". Le richieste, in questo range comune, variano.

Ma immancabilmente, tutti chiedono che sia "accattivante".

Ecco, quando io sento la parola ACCATTIVANTE  "istintivamente metto la mano alla fondina della pistola". E' una citazione che non mi fa onore perchè è di H. Goering (lui si riferiva alla "cultura"). Ma è quello che provo.

E purtroppo questo è il meno perchè a quel punto inizia il vero combattimento. "Ce n'est qu'un debut…" dicevamo sulle barricate del Maggio francese. 

Spesso non hanno nulla da dire, ma lo vogliono dire caparbiamente. E cercano in te la soluzione alla loro afasia.

CASO REALE: all'inizio della mia carriera di libero professionista ebbi l'incarico di progettare un sito per l' ente organizzatore di corse automobilistiche di una certa categoria. Faccio un bozzetto (orribile, visto col senno di poi, e in contrasto con ogni buona norma di progettazione, ma erano altri tempi). Dispongo le foto che mi avevano fornito, ma ovviamente non metto i testi, in quanto non sapevo assolutamente che dire a proposito. Alla presentazione vedo il cliente innervosirsi di fronte a quelle pagine piene di Lore Ipsum. Gli chiedo di fornirmi i testi per riempire le pagine. Al chè sbotta: "ma se i testi glieli devo scrivere io, che la pago a fare!?"

Inutile sottolineare che i testi vanno scritti differentemente dalla loro brochure, che la brochure stessa non può essere replicata sul web.O dal biglietto da visita. O dalle federe di un cuscino. (in un caso ho dovuto scannerizzare un ricamo sui cuscini di un hotel per estrarne il logo attorno alla quale costruire il sito! Pare uno scherzo ed invece è verissimo, ho i testimoni!)

Hai voglia di spiegargli che è controproducente la filosofia del "famolo strano", già esemplarmente identificata dalla solita Sofia Postai; che  ogni orpello tecno-mirabolante del sito è un ostacolo in più che metti tra il visitatore, generalmente un potenziale cliente, ed il messaggio che vuoi far passare. O il bene o servizio che vuoi vendere.

Inutile dirgli che oramai sono finiti i tempi degli onnipresenti, invadenti, GIF animati, animazioni Flash, banner, scambio link. Per il cliente medio un sito che "sta fermo" è un sito povero, brutto, inutile.

Vano spiegare che in altri e più schietti termini, al visitatore non bisogna romper i … cabasìsi (direbbe Montalbano) con suoni e pirotecnie che ne disturbano la lettura solo perchè si vuole un sito più "fico".Inutile dirgli che ogni singolo elemento dell'interfaccia deve essere pensato per facilitare il reperimento delle informazioni e la navigazione fra di esse. Che un menu con sfondo di acqua sciaguattante produce solo rumore semantico… Semantichè? Metta metta che l'ho visto sul sito di un mio amico!

Difficile dirgli che la bozza Photoshop fatta da loro stessi, un cugino, una moglie, amica (amante?), zia, fratello o nonna con velleità creative è difficilmente replicabile sul web se non a costo di sudore e lacrime dello sviluppatore e quindi del visitatore. 

CASO REALE: all'inizio dell'estate scorsa vengo contattato da un signora, agente di un famoso attore francese che deve realizzare il proprio sito personale. Detta agente aveva creato lei stessa una "maquette" del sito (formato A4 che mi passa in PDF!). Si è già rivolta a colleghi francesi che non l' hanno soddisfatta  perchè le hanno realizzato un sito che assomiglia al suo progetto, ma non è identico. Poi di fronte le sue insistenze devono averla mandata a… Dunque si rivolge a me, chiedendomi se io posso farglielo esattamente come nel suo progetto (incurante di pesi in bytes, bordi, risoluzioni di schermo, parti invisibili). Io, tutto contento di acquisire un cliente importante francese dico: mais bien sur, madame, pas de problémes…

Poi mi rendo conto. Allora con tutta la (poca) diplomazia che ho, cerco di farla ragionare, spiegarle il perchè alcune cose non si possono o dovrebbero fare, del perchè sarebbero controproducenti. Le propongo un progetto molto simile al suo, ma web-compatibile, con liquid design, leggero, elegante. Insomma ci perdo un sacco di tempo.

Passano mesi senza avere notizie: poi mi viene comunicato che l'attore ha deciso altrimenti. Leggi: sta cercando ancora qualcuno che le faccia il sito come lei ha deciso. N.B. il sito non è ancora on-line. Bravi i colleghi francesi ad essersi liberati di una tale iattura.

Io, da bravo antropologo, però li capisco i clienti: manca ancora una diffusa cultura del web e in mancanza di questa si interpreta il fenomeno ed il medium con gli strumenti a disposizione. Lo si immagina ancora come un succedaneo della televisione o della pubblicità su carta stampata. Non si sa che ha le proprie regole, i propri limiti tecnici, alcune norme di buon senso. Un proprio linguaggio.

Dunque si confondono volutamente i generi, se ne scimmiottano altri, si cerca di metterci di tutto. La filosofia imperante sembra essere:" se si può fare bisogna mettercelo".

CASO REALE: proprio in questi giorni sto progettando e realizzando un sito per un piccolo cantiere nautico. Ovviamente le premesse erano le solite: sito "economico", facilmente reperibile sui motori di ricerca, veloce da caricare (anche perchè il committente vive in zona non coperta da ADSL), un sito professionale , ma "simpatico". Non ha detto "accattivante" perchè la parola non fa parte del bagaglio linguistico regionale del cliente, ma sono sicuro che lo vorrebbe così. Le prime pagine realizzate gli piacciono, ma… non ci si potrebbe mettere in home page quella foto che a lui piace tanto? Una foto che è impossibile inserire dato il taglio, ma che faccio i salti mortali per mettergliela comunque.
Vede il risultato e … in effetti non ci sta bene dichiara… ma… allora non ci si potrebbe mettere una musichina di sottofondo? UNA MUSICHINA DI SOTTOFONDO!?

Io, Signori della Corte, conoscendo i miei polli, ho messo su questo sito (e su altri, ahimè) animazioni Flash, video, animazioni .GIF, tutto quello che sapevo gli sarebbe piaciuto.

Per questo dunque, confesso, ho spesso derogato ad ogni buona norma di web design, di buon senso ed anche di buon gusto, ma LA MUSICHINA DI SOTTOFONDO NO! Fino a quel punto di bassezza morale no. Mi sono categoricamente rifiutato.

Per questo, Signori della Corte, onorevoli giurati, per questo sussulto di dignità professionale, che sepro mi valga come umile attenuante, chiedo di essere assolto. 

 

Stampa deficiente


Come spesso mi succede improvvisamente mi sembra non più sopportabile quel che per anni ho sopportato (ed insieme a me milioni di altre persone).

[Inizio discorso da vecchio] Quando c'era il DOS era facile stampare il listato dei files di una directory! Si scriveva sulla linea di comando: DIR > LPT1. Inoltre potevi avere solo il listato dei .DOC, se volevi, bastava scrivere DIR *.doc > LPT1. Chi voleva esagerare e darsi arie scriveva comandi come DIR *.DOC *.TXT /S > LPT1. Insomma bastava parlare un po' di DOS e e stampava quel che si voleva! [Fine discorso da vecchio]

Poi finiti i begli anni della command line (cfr. il saggio di Neal Stephenson, "In the beginning was the command line").

Sacrificata sull'altare dell'interfaccia amichevole e della metafora della scrivania…tutto questo, dalla nascita di Windows in poi non fu più possibile.

Non so con Windows Vista che ancora non ho avuto il piacere di frequentare (e aspetterà), ma fino ad Xp questa semplice operazione non era possibile, se non a costo di contorcimenti informatici tali (screenshot del video, reindirizzamento a file da finestra DOS, ecc.) da far preferire di scriversi la lista a mano, anche su tavoletta di pietra.

Stampa listato filesEcco, ieri ho detto basta!

Ho fatto ricerche e ci sono molte utility che dicono di far questo. Ci sarà da fidarsi di questi freeware fatti nei sottoscala? Mhm…

Per fortuna trovo anche un prezioso articolo del supporto Microsoft.

Aha! Allora lo sapevano che il loro sistema operativo era deficiente, nel senso di deficere, essere mancante di qualcosa.

Con due o tre piccole operazioni di impostazione, finalmente ora posso, quella volta ogni due-tre anni che mi serve, con la semplice pressione del tasto destro del mouse, stamparmi la mia bella lista di files… [vedi immagine]

Non posso selezionare sottoinsiemi come facevo col DOS, ma non si può aver tutto da Windows. Contentiamoci.

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